La pacifica convivenza tra l’Occidente e l’Islam

Due culture e due religioni capaci di influenzarsi vicendevolmente

Fonte: La Sicilia (ed. Ragusa), 18/01/2016

Sicilia terra di agrumi, lì dove si resta inebriati dai profumi della zagara e del gelsomino, deliziati da dolci come la cassata e i biscotti al pistacchio, e dove le torride temperature si combattono a colpi di sorbetti e granite di gelsi. Agrumi, gelsomino, dattero, cassata, pistacchio, gelso, sorbetto: la Sicilia è araba al punto che i caratteri islamici sono stati assimilati così profondamente da essere riconosciuti in tutto il mondo come “siciliani”.

“L’Islam in Sicilia” è stato il tema della conferenza organizzata dall’Archeoclub di Vittoria lo scorso 9 gennaio presso l’Antico Chiostro di Santa Maria delle Grazie. Il relatore, il dott. Giuseppe Labisi, esperto di archeologia islamica (La Sapienza, Università di Roma), ha dapprima delineato i caratteri storici dell’Islam, dalla nascita di Maometto nel 570, alla rivelazione co ranica che ricevette da parte dell’arcangelo Gabriele (sì, lo stesso dell’Annunciazione cattolica!) nel 610, all’unificazione della penisola arabica sotto l’egida dell’Islam tra il 627 e il 632. Chi erano i musulmani che arrivarono in Sicilia nel IX secolo?

La Sicilia, all’epoca sotto la dominazione bizantina, era fortemente militarizzata e divisa in “themata”, ciascuno con un suo capo. Quando uno di questi, Eufemio, in contrasto con gli altri, chiese aiuto all’emiro, quest’ultimo, partito dall’attuale Tunisia, ne approfittò per invadere l’intera isola sbarcando a Mazara nell’827. Caddero quindi in mano araba Mineo, Girgenti, Messina, Ragusa, Modica e Castrogiovanni (Enna).

L’obiettivo principale era prendere la capitale bizantina, Siracusa, che cadrà solo nell’878, ma per farlo serviva anche una base stabile all’altro capo dell’isola, Palermo, tuttora costellata da architetture che, seppur datate in epoca normanna, sono senz’altro da attribuire a maestranze islamiche.

I Siciliani che gli arabi trovarono erano cristiani ortodossi e grecofoni e così, come tante volte era già successo e tante altre accadrà in seguito, le due culture si sommarono, si mischiarono, si influenzarono. Ai Cristiani, seppur dietro pagamento di una tassa, era consentito il culto (il Cristianesimo, essendo una delle tre religioni rivelate, era lecito) quindi le due religioni convivevano pacificamente.

È il periodo della suddivisione amministrativa della Sicilia in “valli”, Val Demone (Messina), Val di Mazara e Val di Noto (nome oggi celebre per l’UNESCO), dell’abolizione del latifondo, poi reintrodotto dai Normanni, dell’introduzione della canna da zucchero, degli agrumi, dei datteri e dei gelsi nonché di nuovi spunti decorativi e innovazioni tecniche nella ceramica, nella numismatica, nell’epigrafia e nell’architettura.

Pochissimi gli edifici prettamente islamici: la moschea di Segesta (XII secolo), la Fortezza di Mazzallakkar (XI secolo) a Sambuca di Sicilia e le Terme di Mezzagnone (VIII-IX secolo) nella nostra Santa Croce Camerina. Tuttavia, se poche sono le testimonianze islamiche, numerosissime sono quelle databili a epoca normanna ma di fattura araba, soprattutto in quella che rimase capitale, Palermo. Nel 1061, come spesso accade, la storia si ripetè: l’emiro del Val di Noto, in conflitto con quello di Mazara, chiese aiuto a Ruggero I il Normanno che, come un paio di secoli prima aveva fatto l’ emiro con Eufemio, offrì il suo aiuto approfittandone per prendere l’isola.

Prima a cadere è Messina nel 1061, poi Palermo, Mazara, Trapani, Catania, Taormina, Agrigento e Siracusa, Butera e infine, solo nel 1091, Noto. I Normanni erano cattolici e potentissimi ma le loro architetture sono innegabilmente di stampo musulmano fa timida, basti pensare alla Zisa di Palermo (1165), letteralmente “la splendente”, palazzo privato per i sollazzi del re, con muqarnas (nicchie) e motivi decorativi, come i pavoni, che l’affiancano alle tipiche moschee persiane.

L’architettura religiosa normanna non è d’altronde che un ibrido tra quella bizantina e quella araba, come si vede nelle palermitane San Giovanni degli Eremiti, la Martorana e soprattutto la Cappella Palatina, dove le pareti bizantine sono sovrastate dal soffitto a muqarnas, pregiatissimo tappeto ligneo. Sono infine arabe la tonnare, basti pensare al nome del capo della mattanza, il “rais”, senza contare i numerosissimi toponimi, come Comiso (“la quinta” parte del bottino), Donnafugata (“fonte della salute”), Marsala (“porto di Ali”), o il beniamino, tanto amato dai bambini tunisini quanto da quelli siciliani, Giufà.

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