Irpinia, minacce e attacchi all’eolico con kalashnikov e camion incendiati. Fava: la mafia è arrivata anche qui

In Irpinia d’Oriente si spara. Si piazzano ordigni rudimentali. Si incendiano mezzi. Tredici attentati solo a partire dal mese di agosto.

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L’Alta Irpinia a rischio di infiltrazioni mafiose? E’ quel che teme il vice Presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava in visita nel territorio.

Dopo le denunce e le rimostranze dei movimenti No Eolico Selvaggio locali, nonostante la convocazione disposta dal prefetto di Avellino Carlo Sessa del Comitato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza, le intimidazioni non sembrano essere cessate.

In Irpinia d’Oriente si spara ai centri di connessione in rete che convogliano l’energia prodotta dagli aerogeneratori sulla rete elettrica nazionale, si piazzano ordigni rudimentali alle spalle di sottostazioni Enel, si incendiano mezzi e si dà fuoco a rotoballe di pertinenza di consiglieri comunali troppo attivi sul fronte del dissenso.

Tredici attentati solo a partire dal mese di agosto.

Una escalation incredibile per un territorio che della tranquillità ha fatto la propria coperta di Linus.

Sullo sfondo, il dilagare indiscriminato dell’affaire eolico. Quasi 300 gli aerogeneratori già installati, 21 i progetti autorizzati dalla Regione Campania per l’ammontare complessivo di circa 400 nuove pale. Senza contare, ovviamente, il proliferare indisturbato del mini eolico.

«In Italia non esistono “isole felici”, immuni dal cancro di allevare forme di criminalità organizzata. Le idee della mafia – dichiara il vice presidente Fava- non sono monadi: oggi i mafiosi girano in giacca e cravatta e non tendono più a conservare il proprio patrimonio ma ad investirlo. Basti pensare che metà dell’eolico siciliano faceva capo a decine di prestanome di Matteo Messina Denaro».

Fava visita personalmente i luoghi in cui si sono verificati gli episodi criminali. Vuol contestualizzare gli avvenimenti, stabilire un filo conduttore, scattare un’istantanea dell’Alta Irpinia in grado di fotografare la reale condizione del territorio.

«La sensazione è che questo territorio sia stato abbandonato a se stesso – dice Fava- e che gli amministratori locali e gli organi di governo regionale tendano a sottostimare la portata del problema. Colpi di kalashnikov su sottostazioni o pale eoliche non rappresentano una faida tra società ma un reato spia di matrice mafiosa. Loro il territorio lo conquistano così. Quando le vicende vengono regolate a colpi di dinamite si tratta di una vocazione criminale endemica che pretende attenzione. Il sospetto è che questo sistema sia riuscito a permeare persino in Alta Irpinia lì dove piccole Srl, specie attraverso i subappalti, potrebbero di fatto veicolare il flusso di danaro sporco. Ai comitati, primi presidi territoriali, suggerisco di non abbassare la guardia. E poi, senza la giusta collaborazione con gli organi istituzionali, innanzitutto il prefetto, non si va da nessuna parte. La Commissione Antimafia prende a cuore la vostra battaglia e io mi farò carico di portarla sino a Roma. Solleciteremo un’attenzione supplementare per costruire anticorpi, bonificare le coscienze e far sì che certe vicende non passino più sotto silenzio».

Ma cosa è realmente accaduto effettivamente in Irpinia d’Oriente?

Il Coordinamento dei Comitati per la tutela del paesaggio denuncia, a partire dal mese di agosto, circa 13 attentati. Si parte con mezzi escavatori e camion- trattori che vengono bruciati a Bisaccia.

Il primo della lista è un camion- trattore della ditta Marinelli; poi tocca a quelli dell’azienda Nizzoli, direttamente bloccati (e bruciati) al porto di Manfredonia. Infine, un escavatore appartenente alla ditta Calbist va misteriosamente a fuoco.

Diversa la situazione nel comune limitrofo, quello di Lacedonia. Oggetto di attentati non sono i mezzi che servono materialmente a favorire il trasporto e l’assemblaggio degli aerogeneratori, ma quelli invece che convogliano l’energia prodotta dal movimento delle pale verso la rete elettrica nazionale.

Vengono direttamente colpiti con colpi di kalashnikov tanto l’ex sottostazione Ivpc, oggi Erg, quanto due aerogeneratori appartenenti all’azienda Energia e Servizi Srl.

Agli inizi del mese di ottobre, poi, vengono incendiate le rotoballe di pertinenza di un consigliere comunale di Lacedonia, Michele Russo.

In un clima di fibrillazione i comitati, saturi, scelgono di denunciare i fatti direttamente al prefetto di Avellino. Questi, per la fine del mese di ottobre, convoca il Comitato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza e aumenta i controlli sul territorio.

Arriva persino l’Antimafia con Rosy Bindi che, nel corso della visita alla villa bunker confiscata al clan Graziano, il maglificio CentoQuindici Passi di Quindici, conferma la sua preoccupazione rispetto agli avvenimenti dell’Irpinia d’Oriente. La risposta, tuttavia, non si lascia attendere.

Il 17 novembre scorso due ordigni artigianali vengono piazzati da ignoti a ridosso della sottostazione Enel sita a meno di 700 metri dal casello autostradale di Lacedonia.

Uno esplode, ma non fa danni evidenti. L’altro, successivamente, viene disinnescato dagli artificieri. «Un clima da vero e proprio far west, la situazione sta sfuggendo di mano a chi ha il compito di presidiare il territorio – arringa il coordinamento dei comitati -. La questione sta assumendo carattere diffuso e continuo, lo Stato faccia qualcosa».

E lo Stato, con Claudio Fava, risponde alla chiamata.

La sensazione è che il vicepresidente abbia già compreso che l’Alta Irpinia rischia di diventare un territorio di nicchia, come ripiegato su se stesso.

Ma intravede una possibilità: «Il fatto stesso che questo territorio, forzatamente marginalizzato, stia riuscendo a portare avanti una trattativa col governo regionale nell’ottica di una moratoria che possa bloccare i nuovi insediamenti eolici è segno di una di una grande forza di volontà – commenta Fava -. Il rischio di infiltrazioni criminali è concreto. Ma sta ai cittadini, ora, decidere di tenere alta l’attenzione e continuare a ribellarsi. L’Alta Irpinia non può più essere lasciata sola».

E intanto il vento continua a soffiare.

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