Tra cultura, fede e tradizione

Ad Agrigento, tra gli eventi che si incrociano con la festa del patrono, l’esposizione del Salvator Mundi del Bernini nella chiesa di S.Spirito, un volume sui restauri della cattedrale, riflessioni sul tema della Misericordia

Fonte – Giornale di Sicilia

Gli eventi della Sagra del Mandorlo in fiore abbracciano un periodo vasto e si incrociano anche con la festa del Santo Patrono.

Quest’anno sono state inserite una serie di iniziative che uniscono la spiritualità alla cultura. A partire dall’ esposizione del Salvator Mundi del Bernini nella chiesa di Santo Spirito.

Ma c’è anche una città che festeggia il suo patrono. E quest’anno è stato avviato un processo spirituale e culturale importante, per restituire a San Gerlando il ruolo di Santo Patrono della città e della diocesi di Agrigento.

Il Salvator Mundi

Tra le iniziative più attese, in concomitanza con la Sagra del Mandorlo in fiore, arriva ad Agrigento il «Salvator Mundi» l’ultima opera del Bernini, grande scultore e architetto italiano «padre», tra le più importanti realizzazioni, di piazza San Pietro a Roma.

Un evento del tutto eccezionale: è possibile ammirare il busto marmoreo proveniente dalla Basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma nella chiesa di Santo Spirito di Agrigento.

Si tratta del busto in marmo di Cristo, ritratto come Salvatore del Mondo, scolpito nel 1860 poco prima della morte del Bernini, manifesto del trionfo barocco, sintesi perfetta della sua arte e testamento spirituale dello scultore più corteggiato della storia.

L’iniziativa è organizzata dalla Direzione centrale per l’Amministrazione del Fec del Ministro dell’ Interno, dalla Prefettura e dalla Soprintendenza di Agrigento, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Agrigento ed il Municipio della città dei templi.

Le celebrazioni di San Gerlando

Tra i momenti principali del programma di festeggiamenti di quest’anno, la presentazione di un volume sui restauri della Cattedrale del Santo, un momento di proposta culturale dal titolo «Rahamin» sul tema della misericordia nell’anno Giubilare e la processione con le reliquie del Santo vescovo dopo la celebrazione del Pontificale che si terra il 25 febbraio alle ore 17 nella chiesa Concattedrale di San Domenico attigua al Municipio.

Il parroco Don Giuseppe Pontillo tiene a sottolineare che la processione con le reliquie è «un atto religioso ma porta con se aspetti culturali. San Gerlando rinnovò la fede, la vita e i costumi sociali all’ inizio del secondo millennio. Pertanto – afferma don Pontillo – in questo tempo di crisi economica e di identità cristiana, chiediamo con la presenza del Santo tra le vie della città, protezione e sostegno per i figli di questo territorio che vivono diverse situazioni di crititicità esistenziale ed economica».

Don Giuseppe aggiunge: «Chiediamo che si possano ristabilire le fondamenta della giustizia. Vogliamo come San Gerlando rifondare un nuovo modo di vivere la fede da cittadini impegnati. Vogliamo svegliarci dall’individualismo e dagli apparentamenti ideologici. Come San Gerlando vogliamo ricostruire le nostre città, non cementificando, ma diventando noi pietre vive per edificare un nuovo millennio che rispetti il creato che Dio ci ha donato, che rispetti l’uomo, di qualsiasi etnia, nazione e religione».

Il Museo Diocesano propone un percorso di fede sulla figura e l’opera di San Gerlando attraverso un itinerario tematico con le opere delle sale che narrano la vita; il ministero episcopale del pastore della diocesi che attraverso la predicazione e l’evangelizzazione agli inizi del secondo millennio permise la ricristianizzazione del territorio agrigentino; la devozione attraverso il culto delle reliquie del Santo da parte della comunità dei fedeli che lo invocano come protettore; la gloria della santità che lo annovera tra i sette santi vescovi agrigentini e tra i santi della diocesi quello più rappresentativo.

Il patrono

San Gerlando nasce a Besançon, nel 1030-1040, arrivò ad Agrigento da Mileto dopo il ristabilimento della gerarchia ecclesiastica in Sicilia liberata dall’ occupazione araba dai normanni nel 1086.

Fu nominato dal conte Ruggero vescovo della città nel 1088 e venne consacrato a Roma da papa Urbano II.

Ritornato ad Agrigento, costituito il Capitolo dei Canonici, Gerlando si adoperò per la riorganizzazione della diocesi che dopo l’occupazione musulmana durata dall’ 829 al 1086 contava ben pochi cristiani e in sei anni edificò l’episcopio e la cattedrale che dedicò alla Madonna e a S. Giacomo e fortificò il castello.

Dopo dodici anni di episcopato Gerlando morì il 25 febbraio 1100; le sue reliquie ebbero varie ricognizioni e traslazioni ad opera dei vescovi agrigentini nel 1159 e 1264.

Il vescovo Giovanni Oroczo de Covarruvios, nel 1598, ordinò in onore del santo patrono della città, delle solenni feste, rimaste famose negli annali storici agrigentini.

Dal 1159 è venerato ufficialmente come santo, anche se la devozione nacque subito dopo la sua morte.

L’ultima traslazione delle reliquie è del 1630, e sono custodite in una magnifica urna d’argento sbalzato. Il popolo lo prega contro le calamità e le avversità con l’invocazione «San Giurlannu senza ddannu!»

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial