Andò: “La Sicilia è all’avanguardia al di là dei pregiudizi”

Secondo il regista il clima nell’isola è cambiato: «La Sicilia per sua costituzione si presenta come un arcipelago che lascia affiorare atteggiamenti opposti. Da un lato feudale, dall’altro Sodoma, con un orizzonte culturale che la rappresenta che è decisamente avanguardia»

Fonte – La Repubblica (ed. Palermo)

Con il maxiemendamento sul ddl Cirinnà approvato in Senato con il voto di fiducia si sta sanando una discriminazione?

«Credo che la si stia istituzionalizzando. Il ddl Cirinnà era già frutto di numerose mediazioni perché, come spesso accade in questo Paese, ci troviamo di fronte a una scissione tra le idee e gli atteggiamenti», afferma Roberto Andò, regista e scrittore palermitano. «È evidente – aggiunge – che dal punto di vista delle idee c’ è una condivisione larga, anche nei mondi dove si fingono grandi contrizioni, e fra quei moderati di facciata, in questo destra e sinistra sono identiche, i cui esponenti erano quelli che fino a ieri assistevano ai Bunga Bunga di Silvio Berlusconi. Per cui, si esasperano atteggiamenti che non corrispondono a quello che si crede e si vive. Alla fine, al posto di seguire il principio ispiratore, si risponde solo al “cosa mi conviene”. E la risposta è un patteggiamento. Il provvedimento al quale si è arrivati è il filtrato di una mediazione politica, quello che è servito a Renzi per tenere insieme la baracca, ma che non c’ entra niente con quello che accade nella società».

Togliere l’obbligo di fedeltà anche dal matrimonio sarebbe una soluzione?

«No, non credo che serva. L’ impatto di quel provvedimento, nel riconoscimento di tutti i diritti civili, primo fra tutti l’adozione del figlio del partner, era un tentativo del diritto di dare una forma a un cambiamento che attiene all’umanità. E’ l’identità umana che è cambiata, in modo storicamente definito è venuta a galla una sessualità sfuggente, non più rispondente al vocabolario freudiano del 1912. La famiglia è cambiata. E bisogna parlare in un altro modo e il diritto deve riuscirci senza venire ostacolato dalle convenienze politiche».

Culturalmente di cosa stiamo parlando? Siamo un Paese arretrato?

«Culturalmente il Paese è più avanti, la società civile ha un modo di sentire che è oltre gli aggiustamenti politici, non ci sono dubbi. E in questo non vedo differenze fra nord e sud».

E la Sicilia da che parte sta? Con Alfano che afferma che è stata scongiurata una rivoluzione contro-natura o con il presidente Crocetta, dichiaratamente omosessuale?

«La Sicilia per sua costituzione si presenta come un arcipelago che lascia affiorare atteggiamenti opposti. Da un lato feudale, dall’altro Sodoma, con un orizzonte culturale che la rappresenta che è decisamente avanguardia. In molte cose la Sicilia è avanguardia, si raggiungono prima obiettivi istituzionali per scongiurare un certo pregiudizio, si ha il terrore di sentire resistere il pregiudizio e per scongiurarlo si cerca di aprire la finestra per fare passare l’aria. Attenzione, questo non vuol dire che il pregiudizio sia del tutto scongiurato, ma non siamo più quello che raccontava Pasolini, il quale è arrivato a scrivere di aver avuto paura a Catania».

A proposito di pregiudizio, in Sicilia cinema e letteratura hanno sicuramente contribuito a costruirlo. Ci sono segnali che si stia lavorando in senso opposto?

«Giulio Bollati ne “L’ Italiano” tratteggia perfettamente il nostro istinto al “bullettismo pettegolo e folcloristico”, in virtù del quale per la commedia all’italiana il siciliano è la macchietta, è basso, porta il gessato, è geloso e machista. Ci sono caduti anche i grandi. Sciascia mi raccontava di quando Antonioni gli fece leggere la sceneggiatura di quel film meraviglioso che è “L’avventura”. Giunto alla scena girata a Noto, dove Monica Vitti si sente guardata con pesantezza, Leonardo gli disse “per me queste scene potrebbero essere girate in Cina e non ti aiutano”. Ma si trattò di un episodio dentro la grandezza di un film che è liberazione dallo stereotipo attraverso il paesaggio. Il cinema è quello che guarda nel disagio, “Il ladro di bambini” in questo senso penso che rompa lo stereotipo. Ma i segnali culturali che sono la prova che non c’è una differenza fra i sentimenti e che i gesti istituzionali corrispondono alla vera identità di una città sono dati da esperienze come il Queer Festival, a Palermo. Un’occasione durante la quale la città rivela la sua identità, reale, e non la posticcia proiezione di una sparuta avanguardia politica o sociale»

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