Così The Magic Man ha vinto alcol, droga e scommesse

Rideva spesso Merson, uno di quelli che festeggiavano i gol fingendo di tracannare birre un po’ per provocare i giornalisti inglesi, troppo affezionati alla sua infernale vita privata, e un po’ per il gusto dello spettacolo, per completare quello che faceva in campo…

Fonte: Sportweek – Gazzetta dello Sport

Se alla fine di una lunga e straordinaria carriera scrivi un’autobiografia che si intitola How not to be a professional footballer e se in quel libro spieghi per filo e per segno come hai cercato in tutti i modi di disperdere, umiliare e distruggere il tuo talento, non c’è modo che tu non sieda nell’Olimpo degli eroi da pub.

Paul Merson è il lato meno oscuro di Paul Gascoigne ma è questione di sfumature, di consapevolezza e di quello spirito di sopravvivenza che a volte porta a tirare a fondo altri per salvare se stessi.

Sua moglie Lorraine Fletcher per esem pio, che dopo averlo lasciato per disperazione, esasperazione e mille altri motivi che fanno più o meno rima con questi è precipitata nel baratro delle dipendenze, quelle da cui aveva tentato senza successo di tenere lontano Paul.

Un talento enorme quello di Merson, giocatore chiave dell’Arsenal di fine Anni 80, quello di cui era teneramente innamorato Nick Hornby per intenderci, quello raccontato mirabilmente in Febbre a 90°.

Classe, estro e quella faccia un po’ così che lo fa tanto simile a un Depardieu d’Oltremanica, una passione per il gioco e due dipendenze incrociate (cocaina e alcol) che lo hanno messo a terra più e più volte.

Dice di aver perso 7 milioni di sterline (oltre 9 milioni di euro), di aver bruciato un patrimonio senza nemmeno rendersene conto o forse semplicem ente continuando a mentire a se stesso sui demoni che se lo stavano mangiando, trattandoli come allegri compagni di viaggio.

Rideva spesso Merson, uno di quelli che festeggiavano i gol fingendo di tracannare birre un po’ per provocare i giornalisti inglesi, troppo affezionati alla sua infernale vita privata, e un po’ per il gusto dello spettacolo, per completare quello che faceva in campo.

Nel 1998 lasciò il Middlesbrough , cui era appro dato per una cifra record, e passò all’Aston Villa. A 30 anni giocò ancora alla grande, 117 pres enze e 18 gol non sono pochi per un fisico minato da ogni forma di abuso alcolico, ma purtroppo insieme a lui raggiunsero Birmingham anche tutte le follie, gli eccessi e l’incapacità di gestire la passione per le scom messe.

Paul racconta della notte, forse il momento più difficile di tutta la sua vita, in cui pensò di aver trovato una soluzione definitiva al problema del gioco: spezzarsi da solo le dita per evitare di poter scommettere ancora.

Chiudersi la porta sulle mani con violenza, una alla volta, oppure fare proprio come un esattore della malavita, rompersele una a una.

In effetti in quel periodo la cosa aveva assunto dimensioni grottesche, Merson era in grado di puntare nel corso della stessa serata 10.000 sterline (quasi 13.000 euro) sulla canzone vincitrice dell’Eurofestival, 5.000 (quasi 6.500 ) su una partita di bocce e 20.000 (quasi 26.000 ) su una partita di football americano. Perdendo sem pre, tutto.

Non lo fece, non si fece del male; l’idea che questo ragazzo inglese della porta accanto ha sempre dato di sé è quella di una persona allegra, attaccata alla vita, piena di passione e senza criterio, ma mai davvero sconfitta dagli eventi.

Perché ci vuole coraggio a confessare la propria tragedia privata in un mondo di ipocriti come quello del calcio, soprattutto se hai 26 anni e sei all’apice della carriera come Merson nel 1994.

Ora Paul è un autorevole commentatore televisivo, è rimasto nel mo ndo che gli ha dato tutto e che ha saputo riaccoglierlo come un figliol prodigo, anche solo per gratitudine, per tutte le giocate meravigliose di questo ragazzo comp licato ma felice, quasi come il titolo di una canzone. Paul Merson, The Magic Man.

 

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