La mappa dei “tesori” lungo le strade dell’Etna

«Around Etna» suggerisce, in specifici percorsi che si snodano lungo precise direttive del gusto, cosa aspettarsi da un territorio così particolare come quello attorno al Vulcano.

CATANIA. Sei percorsi del gusto in corrispondenza di altrettanti svincoli autostradali per scoprire i giacimenti gastronomici dell’ Etna.

Li ha tracciati Slow Food (condotte Catania e Valdemone) nella sua incessante opera di divulgazione per far conoscere il meglio della biodiversità agricola e non.

Ecco, allora, che sono nate sei proposte – più che altro delle indicazioni – per far sapere ai turisti gastronauti sempre a caccia di sapori autoctoni, cosa si trova sull’ Etna.

«Around Etna», questo il titolo sotto il quale si sviluppano questi sei itinerari suggerisce, in specifici percorsi che si snodano lungo precise direttive del gusto, cosa aspettarsi da un territorio così particolare come quello attorno al Vulcano.

I “percorsi” sono stati presentati ieri mattina, a Catania, nelle sede della Regione, ex palazzo dell’ Esa, dallo stesso assessore al Turismo, Anthony Barbagallo, dal presidente regionale di Slow Food Rosario Gugliotta e dalla fiduciaria della condotta catanese, Roberta Capizzi.

«Si tratta di un punto di partenza – ha precisato Barbagallo, promotore dell’ iniziativa – al quale agganciare delle manifestazioni nei vari Comuni che esaltino davvero le nostre “eccellenze”». Come funziona «Around Etna?».

In realtà si tratta di un pieghevole (che verrà distribuito inizialmente nelle pro loco e negli uffici turistici dei vari Comuni) con una cartina che ha il suo “focus” nell’ Etna. Per esempio, un turista esce allo svincolo di Giarre? Sulla sua strada saprà di incontrare tre «gioielli»: la patata di Giarre, l’asino ragusano a Milo e le antiche mele dell’Etna, fresco presidio Slow.

Oppure, decide di uscire a Giardini Naxos? In quella zona potrà andare a caccia di nocciole a Linguaglossa e di Nerello Mascalese a Passopisciaro, e così via.

Ci sono anche gli itinerari: masculina da magghia (Catania), arancia rossa (Paternò), olio Nocellara (Ragalna); fragolina (Maletto), pistacchio (Bronte), pesca tabacchiera (Adrano); cavolo trunzo (Acireale), uva Nerello Cappuccio (Viagrande), funghi (Pedara); noci (Motta Camastra, cavolfiore violetto (Francavilla di Sicilia).

«L’ augurio – ha dichiarato Rosario Gugliotta, presidente regionale Slow Food – è che non rimanga una mappa abbandonata in un cassetto ma che dia il “la” ad un progetto vivo e attivo non solo dal punto di vista mediatico, con un app o su facebook, ma con una ripercussione vera sul territorio affinchè tutti i comuni organizzino delle “feste” centrate sul prodotto che li caratterizza, senza quel guazzabuglio di anonime sagre del maccherone che non servono a nessuno».

«Il turista non dovrà trovare le mele dell’Etna solo dal venditore ambulante lungo la strada – spiega Roberta Capizzi, fiduciaria Slow Food di Catania – ma anche, per esemio, nella torta che gli verrà servita a colazione nel B&b o nei piatti proposti in menù dai ristoratori dell’ Etna, dai fruttivendoli, la nostra visione è un progetto di rete».

Oltre alla mappa di «Around Etna», Slow Food ha disegnato anche un’ altra mappa che abbraccia tre territori (Sciacca, S. Stefano di Camastra e Caltagirone) secondo un unico comun denominatore, la ceramica.

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