Sulle orme di Goethe tre pittrici per il poeta da Berlino a via del Corso

Nella città eterna lo scrittore sarà felice. Anzi, sarà felice sempre, durante il suo lungo viaggio italiano che lo porterà fino in Sicilia. E ogni tentativo successivo di ripetere quell’ esperienza esaltante, fallirà.

Fonte – La Repubblica

Quando Johann Wolfgang von Goethe lascia la Germania nel 1786 per un viaggio in Italia che deve durare pochi mesi ma si protrae per quasi due anni, è già uno scrittore affermato, segnato dal successo gigantesco e dall’ ondata di suicidi provocata da “I dolori del giovane Werther”.

Ma è anche il poeta straordinario che ha scritto il “Prometeo” o il “Canto nella notte del viandante” e che parte per l’Italia non tanto attirato dalle opere di Leonardo o Raffaello o Michelangelo –  si addormenterà nella Cappella Sistina – quanto dai capolavori dell’ antichità e da un mistero della botanica che spera di sciogliere nel nostro Paese.

A 37 anni il genio francofortese intraprende il suo viaggio in Italia – allora un passaggio obbligato per qualsiasi intellettuale tedesco – con un passaporto falso, vuole ripartire nell’ombra dopo dieci anni a Weimar lo hanno stancato, inaridito.

In Italia rinascerà, dipingerà ininterrottamente, ricomincerà a scrivere. In Turingia ha già abbozzato il Wilhelm Meister in cui farà dire a Mignon i versi celebri – “conosci il Paese dove fioriscono i limoni” – che rispecchiano l’amore di Goethe e la sua nostalgia, la sua “Sehnsucht” per l’ Italia.

E ha iniziato a comporre quello che molti germanisti ritengono il suo capolavoro, l'”Ifigenia in Tauride”. Finirà la tragedia a Roma, dove arriverà alla fine di ottobre del 1786 per assistere alla festa di Ognissanti.

Nella città eterna, Goethe sarà felice. Anzi, sarà felice sempre, durante il suo lungo viaggio italiano che lo porterà fino in Sicilia. E ogni tentativo successivo di ripetere quell’ esperienza esaltante, fallirà.

La sua dimora romana di allora, una pensione a via del Corso di fronte a Palazzo Rondanini, ospita oggi la Casa di Goethe. Per festeggiare il bicentenario della pubblicazione del primo volume del “Viaggio in Italia”, esporrà dal 6 giugno all’ 11 settembre una mostra dedicata al Grand tour dell'”ultimo uomo universale” come lo chiamò notoriamente George Eliot.

Tre artiste che si sono intensamente dedicate a Goethe, negli ultimi anni, presenteranno le loro opere lì: Michela-Maria Langenstein, Elisa Montessori e Claudia Peill.

Intanto, già da oggi la mostra sarà ospitata fino al 9 maggio dall’ Ambasciata italiana a Berlino, grazie all’ impegno di un instancabile promotore del dialogo tra Italia e Germania come Pietro Benassi.

Goethe era talmente eclettico – scrittore, poeta, pittore, ma anche talentuoso scienziato, noto per essersi dedicato con successo anche alla botanica e alla teoria del colori – che due delle tre artiste che si sono ispirate al “Viaggio in Italia” hanno pensato di concentrarsi soprattutto su quest’aspetto del suo genio.

Langenstein e Montessori hanno indagato la teoria goethiana della “pianta primigenia” (“Urpflanze”).

Sulle tracce di Goethe, Langenstein ha immortalato persino alcune piante dell’ orto botanico di Padova dove lo scrittore vide una vecchia palma che lo ispirò a scrivere il “Saggio sulla metamorfosi delle piante” e che oggi porta il suo nome.

Anche Montessori, da sempre legatissima alla letteratura si è concentrata sull’ idea goethiana della Urpflanze per dimostrare che anche la realtà debba essere ricondotta ad un unico principio e che questo debba essere scopo di ogni indagine artistica.

Il Grand tour di Goethe ha ispirato invece nell’ artista genovese Claudia Pell dei grandi polittici che suggeriscono l’ idea del movimento.

Una mostra, un anniversario imperdibili per riscoprire Goethe. O l’ Italia.

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