Stretto, paura di volare

La società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria aveva presentato piani e prospetti che non sono bastati a salvare il servizio. La Provincia di Messina mette ora all’asta la sua partecipazione. Decolla invece la Sac, pronta a quotarsi in Borsa

MESSINA. Mentre si parla di area integrata dello Stretto i servizi aeroportuali tra le due sponde si… disintegrano sempre più.

L’Enac, l’ente nazionale di controllo sugli scali aeroportuali presieduto dal siciliano Vito Riggio, ha revocato la concessione alla Sogas, la società che gestisce l’aeroporto di Reggio Calabria.

Il lungo braccio di ferro

Dal 15 marzo a gestire i servizi sarà direttamente l’Enac che entro i prossimi sei mesi dovrà individuare, attraverso un bando pubblico, la nuova società chiamata a gestire il Tito Minniti.

Il braccio di ferro tra Enac e Sogas era in corso da diversi anni.

E a nulla è servita la documentazione inviata dalla Sogas, per la quale l’Enac chiedeva da anni una nuova ricapitalizzazione: solo negli ultimi mesi la Provincia di Reggio e la Regione hanno versato le loro quote.

Piani e prospetti inviati dai dirigenti della Sogas non sono stati ritenuti utili a salvare la concessione, le cui previsioni di business avrebbero dovuto prevedere gli scenari fino al 2042.

Dalla compagine societaria ha chiesto di uscire la Provincia di Messina che ha messo all’asta la sua partecipazione, il cui valore ora si azzererà.

La prospettiva per la Sogas, alla luce delle perdite di gestione che si sono accumulate negli anni, è il fallimento oppure la liquidazione.

Il capogruppo di Sicilia Democratica, il deputato-notaio Giovanbattista Coltraro, ha chiesto in una nota che la nuova società che sarà chiamata a gestire il servizio venga impegnata già nel bando di partecipazione a creare utili collegamenti marittimi tra Messina e lo scalo reggino e che sia prevista già a Messina una postazione per il check-in elettronico dei passeggeri.

Viaggia a vele spiegate invece la Sac, la società che gestisce l’aeroporto di Catania, che mira a quotarsi in borsa.

L’aeroporto che serve sette province siciliane e vanta un transito di sette milioni di passeggeri l’anno, ha inviato la settimana scorsa una lettera a tutte le società aeroportuali perché presentino in tempi brevi il piano-economico per le opere da realizzare.

Lo scalo etneo prevede 215 milioni di euro di investimento, dei quali 50 saranno impegnati per la costruzione di una nuova pista che punta in futuro ad avere nuove rotte intercontinentali: oggi ad avere un collegamento stabile con New York e rotte verso l’Asia è solo l’aeroporto di Palermo, per il quale il deputato Mimmo Fazio sollecita una operazione di fusione con l’aeroporto Birgi di Trapani.

Airgest e Regione

Qui le quote dell’Airgest sono partecipate anche dalla Regione che ha rilevato il 20% dall’ex provincia: i comuni del comprensorio trapanesi si sono trovati in difficoltà per sostenere i rimborsi alla compagna “low cost” Ryanair che ha minacciato di cancellare i voli verso la città.

In crescita del 40% invece i passeggeri all’aeroporto di Comiso, ultimo nato nell’Isola, dove è stato riconvertito l’ex aeroporto militare.

Qui tutta la provincia di Ragusa chiede il potenziamento dei voli alla luce dei risultati ottenuti dalla società di gestione della Soaco negli ultimi due anni, in continua crescita.

A puntare gli occhi sugli scali siciliani è ora una compagnia argentina-armena che gestisce già quaranta aeroporti nel mondo, e ha aperto vari dossier sull’Isola ritenuta strategica per lo sviluppo del business aeroportuale nell’area Mediterranea.

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