Montalbano duro come Marlowe, goloso come Maigret

Anche il nostro Andrea Camilleri, nei romanzi e nei racconti dei quali è protagonista il commissario Montalbano ha voluto far richiamo, in segno di affetto e riguardo, a ben cinque qualificati autori di gialli, noir, mistery. I cinque sono Manuel Vàzquez Montalban, Raymond Chandler, Giorgio Scerbanenco, Georges Simenon e Renato Olivieri

Fonte – La Sicilia

Succede non di rado che scrittori, sceneggiatori, registi, facciano riferimento nelle loro opere, in segno di omaggio, a illustri colleghi per sottolinearne l’ ingegno.

E’ capitato per esempio a Quentin Tarantino di rivolgere un “ossequio” a Dario Argento e a Lucio Fulci così come lo stesso director di “Profondo rosso” si dichiara riconoscente epigono di Fritz Lang e Pasolini attinse a piene mani da De Sade (in “Salò o le 120 giornate di Sodoma”).

Anche il nostro Andrea Camilleri, nei romanzi e nei racconti dei quali è protagonista il commissario Montalbano ha voluto far richiamo, in segno di affetto e riguardo, a ben cinque qualificati autori di gialli, noir, mistery. I cinque sono Manuel Vàzquez Montalban, Raymond Chandler, Giorgio Scerbanenco, Georges Simenon e Renato Olivieri.

Cominciamo dal primo, lo spagnolo di Barcellona Vàzquez Montalban, scrittore, poeta e gastronomo (ecco un primo accostamento al celebre poliziotto di Vigàta, notoriamente goloso), ideatore del detective privato Pepe Carvalho e molto amico di Camilleri che, in suo onore, ha chiamato il funzionario di Polizia siciliano Montalbano. Salvo Montalbano.

Cos’è che invece lega quest’ ultimo al private eye Philip Marlowe creato dalla penna di Raymond Chandler? Il carattere. Entrambi sono due duri, maniere spicce e forte determinazione, senza tuttavia abusare della qualifica per infierire sugl’indiziati.

E qui la citazione si estende pure ad altri esponenti della cosiddetta hard boiled school, la scuola dei duri e cioè scrittori come Ed McBain, Dashiell Hammett e Mickey Spillane.

I loro policemen sono rigorosi e senza paura come il burbero, coriaceo Montalbano. La cui eterna fidanzata si chiama Livia Burlando. Livia, come la compagna di Duca Lamberti, l’investigatore inventato dall’italo-ucraino Giorgio Scerbanenco.

Lamberti non è poliziotto ma ex medico, radiato dall’ Albo per aver praticato l’ eutanasia a una sua paziente malata terminale. Deposto definitivamente il camice bianco, diviene detective e la sua donna, per l’ appunto, è la modella Livia Ussaro, apparsa nel best seller “Venere privata”.

Questo dunque il riferimento a Scerbanenco, prolifico autore di innumerevoli gialli metropolitani. I cenni a Simenon e Olivieri riguardano… le delizie del palato.

L’ eroe del francese, il commissario Maigret, vorace come Montalbano, ama frequentare, anche nel bel mezzo di un’ indagine, bistrot e brasserie dove divora uova sode, salumi, formaggi e altre ghiottonerie francesi, amando al contempo gli italianissimi spaghetti al pomodoro.

Pure Montalbano mangia a quattro ganasce ed è talmente ingordo da rinunciare a trascorrere a Genova il Capodanno con la sua Livia pur di assaporare, a Vigàta, i magnifici arancini preparati dalla cammarera Adelina.

E infine tanto Montalbano quanto Maigret e Ambrosio, il commissario di Renato Olivieri, amano i vini. Maigret, quando va in pensione, addirittura la produce, mentre è il padre di Montalbano a produrlo per rifornire la cantina del figlio, che predilige i rossi siculi, mentre Maigret pasteggia con Beaujolais e Bordeaux Prestige.

Ambrosio propende invece per i bianchi, in particolare per il Custoza freddo ma non ghiacciato e con una scorza di limone che ne accentua l’ aroma fruttato.

Tutti buongustai, insomma, come del resto il buon epicureo Camilleri…

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