Moda e bicicletta: una missione impossibile?

L’athleisure spopola, ma l’abbigliamento che troviamo nei negozi di biciclette, appiattito sui gusti maschili, fa fatica a diventare glamour, colorato, femminile e divertente. Basta però andare oltre oceano. O sul web. Per trovare anche i fiori

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Gli yoga pants sono i nuovi jeans? Perché mai Moschino fa indossare al suo uomo, per la primavera-estate 2016, completi ispirati alle gare ciclistiche? E cosa mai frulla in testa al designer di San Francisco Alexander Wang quando lancia una collezione di capi ispirati alla boxe che ha come gadget i guantoni? Saranno le Olimpiadi che avanzano, nel computo dei giorni, a braccetto con la dondolante ragazza di Ipanema… Di fatto, sia il Washington Post sia il Wall Street Journal che di recente celebravano i pantaloncini da yoga come il nuovo denim non hanno dubbi: il felice menage à trois di moda, tecnologia e abbigliamento sportivo è la nuova frontiera. Un punto di non ritorno. Una convivenza di cui si è anche accorto il colosso dell’e-commerce Net-à-Porter che, con la sezione Net-à-Sporter, promette di essere la vetrina dello sportswear più chic che ci sia.

La frontiera si chiama athleisure: l’essere at leisure, a proprio agio nell’athletic leisure. Una tendenza ben cavalcata sia da Nike sia da Adidas da tempo impegnati in collaborazioni creative con designer di moda.”L’eleganza espressa dallo sport è fonte inesauribile di ispirazione, sia per le passerelle sia per lo street-style”, nota Valentina Ventrelli, osservatrice del fashion per Future Concept Lab. Ma non è solo un fatto di ispirazione stilistica. Slegati dalla performance, capi e dettagli diventano iconici: costituiscono uno degli strati di quel look un po’ parigino, a cipolla e “out of bed” che è l’essenza del casual.

A corteggiare il mondo trendy e desiderabile della bicicletta ci ha provato Levi’s con i jeans Commuters, studiati ad hoc per garantire comodità, protezione, durata. H&M ha lanciato legging con motivi patchwork e inserti elasticizzati catarifrangenti pensati per le cicliste urbane. Le stiliste Alice Poli e Stephanie Manoka di Samboue sono le ideatrici di una linea di zaini e porta-i-pad da collocare sulla canna della bicicletta in tessuti congolesi kuba misti a lini e pelli italiani. È poi di Pietro Barbieri la sciarpa impermeabile con l’interno di lana e dettagli reflex immaginata per il biker urbano. In Irlanda, Nicola Orriss e Georgia Scott, mamma e figlia, hanno appena svelato una collezione urban cycle-chic di giacche, mantelle, giubbotti waterproof e gilet adatte al bike to work chiamata Georgia in Dublin. In Veneto, è Arianna Dissegna a creare zaini e borse reversibili da bici in pelle, di gusto femminile. In Francia spopola l’impermeabile cycle-chic di Tumavu.

L’abbigliamento tecnico è apparentemente più difficile da declinare in modo fashion, così legato alla funzione antisfregamento con la sella, sempre in bilico tra la necessità di termoregolazione e quella di protezione da pioggia e vento. Specie in Italia dove l’outfit da donna ciclista pare essere declinato nelle sole sfumature del nero. “Nell’athleisure”, aggiunge Valentina Ventrelli, “è l’estetica ad aver la meglio sulla funzionalità, ecco perché l’adozione dello sport da parte della moda avviene nei confronti di ciò che è più stiloso. L’abbigliamento ciclistico ha dei limiti in tal senso. La bicicletta tuttavia è portatrice di valori robusti. Il suo abbigliamento ha un alto potenziale, se si pensa a materiali, finiture, colori”.

L’estetica, non solo i materiali – lana merino mista a cotone e poliammide – stanno alla base del successo di PedAL ED, il sofisticato brand giapponese rilevato da Selle Royal, fondato nel 2007 da Hideto Suzuki convinto di disegnare capi “you will love”, da amare. La chiave del successo di maglie, pull e jersey unisex PedAL ED è quella di non mostrare la loro tecnicità. Casual, con le tasche sul retro, i dettagli rifrangenti e le proprietà di termoregolazione, sono perfetti per un uso urbano o da viaggio. Criteri precisi di stile animano la collezione Souplesse da donna del brand inglese top di gamma Rapha in cui souplesse sta per scioltezza, pedalare con grazia e comfort, un concept testato nelle condizioni caldo-umide della Florida.

L’italiana Rh+ , all’avanguardia nell’adozione dei nuovi tessuti frutto della ricerca Polartec, è portatrice di uno stile rigoroso, smart e attento ai motivi a righe, un tema usato anche da Rapha. La sua frontiera, nei modelli da donna, sarà per la prossima collezione, l’adozione di nuove tecniche di stampa sui tessuti tecnici d’alta gamma, da sviluppare in partnership con Isa Seta. Sostenibilità ambientale e materiali di alta qualità artigianale, anche naturali, sembrano essere le parole chiave del brand italiano La Passione. La veneta Push Hard ha adottato nei gilet da donna grandi pois colorati.

Ma per trovare fiori, creatività e nuovi colori bisogna andare altrove. A Melbourne, dove la Maap produce maglie da donna con motivi grafici e con una maggior libertà cromatica. A Chicago, dove la designer Lauren Ayers attinge ad arte, fashion e persino ai cartoni animati per immaginare i suoi audaci outfit da strada. Oppure a New York, la città in cui la stilista Lela Rose si è divertita, in collaborazione con Velocio, a lanciare le giacche e le maglie Zinnie, con motivi floreali, divertenti da portare, utili per distinguersi all’interno di un gruppo o nel traffico. Finalmente fiori! Da qualche parte avevamo detto: non regalateci fiori, ma bici. Beh, si può cambiare idea. Perché non tutti e due?

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