Don Ciotti: «Liberiamo Messina»

Il fondatore della rete che aggrega oltre 1600 associazioni si difende dalla scia di accuse iniziata col “caso-Ostia”. Plaude alla puntualità della commissione antimafia della Bindi. E su Montante spera…

MESSINA. Non ha pace l’antimafia siciliana. Recentemente protagonista di non pochi scontri tra le varie sigle associative, ma anche all’interno di singole realtà.

Come “Libera” che si appresta ad organizzare a Messina, la XXI giornata in memoria delle vittime della criminalità organizzata.

La presentazione dell’evento è stata l’occasione in cui il suo fondatore, don Luigi Ciotti, fresco di “rottura” col figlio di Pio La Torre, ha respinto le ultime accuse contro “Libera”.

Ciotti ha parlato di una vera e propria “lotta contro l’antimafia”, anziché contro le mafie. E difendendo l’operato dell’attuale Commissione parlamentare (protagonista di una vera e propria “svista” sul caso Saguto), si augura che Antonello Montante riesca a fare chiarezza sulle accuse che gli sono state rivolte e spera che vada presto in porto la nuova riforma sui beni sequestrati.

Come mai ha scelto Messina per la XXI giornata della memoria e dell’impegno?

Per gratitudine nei confronti di quanti testimoniano la lotta alle mafie. Messina rappresenterà il cuore, ma ci saranno manifestazioni in mille luoghi di tutt’Italia perché è importante ricordare che la mafia ha avuto radici storiche al Sud, ma che gli affari li ha sempre fatti al Nord.

Beppe Alfano, Adolfo Parmaliana, Attilio Manca, Graziella Campagna. Messinesi, sulla loro morte non si è ancora fatta piena luce…

Non bisogna ricordare solo le vittime “eccellenti”, dimenticando tutti gli altri… E’ con questo spirito che abbiamo voluto organizzare la giornata della memoria e dell’impegno. E’ necessario dare la stessa forza la stessa dignità a tutti… Noi non lasceremo mai sole le loro famiglie che chiedono soltanto verità.

La soddisfa il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare antimafia? Molto spesso si è detto che su determinati casi arriva tardi o che, anche quando arriva prima, non risulta incisiva…

Io l’ho vista lavorare bene, a 360 gradi, non ho nessun titolo per dirlo, ma l’ho vista lavorare bene. Ci sono stati anche in passato dei momenti forti, attenti e puntuali, e poi degli altri di rilassamento. L’attuale gestione posso dire che è stata puntuale, certo non è facile, ci sono organizzazioni criminali, poteri forti, segmenti della massoneria… Nell’espansione delle logiche mafiose che ruolo gioca la corruzione delle istituzioni? Corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia, c’è una commistione impressionante tra vari elementi che favoriscono questi giochi criminali. La crisi ha ridato potere alle mafie che hanno un sacco di denaro e lo riciclano. Il problema, oggi, non sono soltanto i poteri illegali, ma i legali che si muovono illegalmente, gli ultimi rapporti di Bankitalia testimoniano come i corrotti siedano regolarmente nei consigli di amministrazione degli enti pubblici e anche il Presidente della Corte dei conti in apertura dell’anno giudiziario ha ribadito come crisi economica e corruzione vanno a braccetto. Non basta la denuncia, serve una riforma delle coscienze, serve che ognuno faccia da pungolo alla politica e alle istituzioni per spingerli a fare la loro parte fino in fondo.

Cosa ne pensa delle accuse rivolte ad Antonello Montante?

Spero che Antonello riesca a dimostrare la verità. Non sono in grado di entrare nel merito, ma noto che molti, oggi, invece che lottare contro la mafia, lottano contro l’antimafia. Anche nei riguardi di Libera ultimamente è stato gettato del fango, una sorta di manipolazione della verità. Ho già denunciato un magistrato (il pm Catello Maresca, ndr) per diffamazione e calunnia. Libera opera da vent’anni ed è un coordinamento di 1600 associazioni, che vanno dall’Azione cattolica a Legambiente, bisogna stare molto attenti e molto cauti quando si fanno delle accuse, noi respingiamo queste manipolazioni e siamo molto sereni perché la verità, prima o poi, viene sempre a galla.

Negli ultimi tempi nella città dello Stretto sono stati sequestrati grossi patrimoni alle cosche mafiose, tra cui uno recentemente affidato a Libera, il presidente dell’Anti-Corruzione Raffaele Cantone in visita a Messina per una lectio magistralis, ha detto che i beni sequestrati devono soprattutto creare economia, lei invece continua ad evidenziare l’importanza dell’uso sociale di questi beni…

Nel ‘96 abbiamo raccolto un milione di firme per una legge, già durante la fase raccolta si era chiarito che ci sono alcuni beni che non possono essere usati e quindi devono essere messi sul mercato. Sin dall’inizio non abbiamo fatto un dogma dell’assegnazione di beni ad associazioni, ma quel milione di firme aveva un principio molto chiaro: da beni esclusivi in mano ai mafiosi, quand’è possibile, quei patrimoni devono tornare ad essere beni condivisi e fruibili alla collettività. Sono testimonianze forti la villa di un boss diventata un asilo nido, o terreni e immobili affidati attraverso un bando pubblico a cooperative sane. Io penso che quando è possibile bisogna restituire quei beni ad un uso sociale… Invece per quanto riguarda le aziende abbiamo registrato un grande fallimento dello Stato e delle Istituzioni. Ed è lì che bisogna rimettere mano, per garantire una continuità lavorativa alle persone, molte delle aziende sequestrate sono scatole vuote e ben venga una nuova riforma, a cui abbiamo contribuito anche noi, permetterebbe un grande cambiamento, speriamo che sia approvata in fretta…

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