Imprese, una carneficina

Secondo l’Osservatorio, la flessione nell’Isola degli ultimi otto anni sembra essersi arrestata. Il presidente della Camera di Commercio di Agrigento, Messina, lancia la sfida puntando sulla programmazione europea

AGRIGENTO. Dal 2007 al primo semestre del 2015 la Sicilia ha perso complessivamente 27.892 imprese attive.

Una “carneficina” riportata nero su bianco, con freddi numeri, dal rapporto dello scorso febbraio dell’Osservatorio Congiunturale della Fondazione “Res”.

Se le imprese erano 394.498 sette anni e mezzo fa, le stesse si sono ridotte a 366.606 al giugno dello scorso anno, con una flessione regionale del – 7,1%. Un dato che, precisano dalla Fondazione, è comunque frutto di una fase di “sali e scendi” di varia natura.

La relazione

Si legge infatti nella relazione che “le statistiche relative alla nati-mortalità delle imprese prodotte da InfoCamere (dati Movimprese) confermano il ridimensionamento strutturale della base produttiva nella regione. Nel corso dell’anno si sono manifestati interessanti segnali di inversione di tendenza su base trimestrale, con una graduale crescita dal minimo del primo trimestre (364 mila imprese), ma a fine 2015 le imprese attive in Sicilia erano poco meno di 367 mila, ancora lo 0,5% in meno rispetto all’anno precedente. La flessione del numero delle imprese nell’Isola che ha caratterizzato gli ultimi otto anni – continua la relazione della Fondazione -, evidenziando la strutturale debolezza del sistema regionale e soprattutto la difficoltà di reazione alla crisi rispetto primi sintomi di crescita che attraversano il Paese, sembra in qualche misura essersi arrestata. Le variazioni nel periodo 2007-2015 rimangono negative (-7,1%), ma in un contesto caratterizzato da importanti cambiamenti strutturali in cui alcuni parametri, come gli indici di densità imprenditoriale per provincia, manifestano tratti interessanti rispetto al passato”.

Un -7,1% che però, come tutte le medie, nasconde dati ben diversi per ogni singola provincia.

La crisi è arrivata con maggior forza in provincia di Agrigento, dove si è registrata la maggior contrazione del numero complessivo di imprese attive, che sono calate dalle 40.339 del 2007 alle 33.951 del primo semestre 2015, ovvero il -15,8%.

Segue, in questa ben poco positiva classifica, la provincia di Trapani, con un calo da 44.289 a 38.385 imprese attive, ovvero il 13,3%.

A quota 10% si trovano invece Caltanissetta (da 22.841 a 20.475, ovvero -10,4%) ed Enna (da 14.683 a 13.209, -10%), mentre sotto questa soglia si attestano Catania (da 87.140 a 80.240, -8%),Messina (da 47.865 a 45.753 imprese, ovvero -4,4%), Palermo (da 78.122 a 75.281, ovvero -3,6%) e Siracusa (calo da 29.393 a 29.214 imprese attive, ovvero il – 0,6%).

Unica provincia a manifestare una, timida, crescita è Ragusa, dove si è registrato un +1% grazie ad una risalita del numero di aziende da 29.826 a 30.132 (nel 2014 erano 30.094).

Senza sorprese

Dati che, per grandi linee, sembrano non sorprendere gli addetti ai lavori. “Un calo così significativo in un periodo così lungo non ci stupisce affatto – spiega Vittorio Messina, presidente della Camera di Commercio di Agrigento e presidente regionale di Confesercenti -. Questo non solo perché conferma gli allarmi che le associazioni datoriali hanno più volte lanciato, ma anche perché dopo la crisi degli anni passati è come se oggi ci confrontassimo con un’economia di guerra. Quello che è necessario adesso è guardare questi dati, analizzarli e scomporli e ottenere alla fine un quadro chiaro da cui ripartire. Anzi – conclude Messina – lancio una sfida: si colga l’occasione della programmazione europea, che ormai è dietro l’angolo, per ripartire da questi numeri e pensare insieme un futuro per la Sicilia”.

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