Diario di viaggio in una Sicilia dimenticata

Diego Barucco ha sposato il ruolo di “missionario della riscoperta” delle origini storico culturali della Sicilia. Con l’occhio estetico della fotografia e l’emozione calda della scrittura

Fonte – La Sicilia (ed. Siracusa)

«Un viaggio a ritroso nella terra d’origine alla ricerca delle antiche radici adombrate dalla memoria contemporanea; un viaggio che trasfigura una ricerca interiore di foto e parole attraverso una Sicilia dimenticata di paesaggi, racconti e gloriose rovine, a testimonianza di quel tempo in cui essa era il centro del Mediterraneo e del mondo».

Con queste parole, l’ambientalista Pippo Ansaldi ha descritto il testo di Diego Barucco “Sicilia dimenticata”, presentato ieri a Siracusa insieme con Fabio Morreale presidente di Natura Sicula.

Un diario di viaggio in Sicilia, in quei luoghi splendidi, che troppo spesso crollano per incuria.

La Sicilia non è da meno in tutto ciò, anzi in alcuni casi estremizza questo fenomeno per colpa di un’acuta insensibilità (amministratori in testa).

Diego Barucco ha sposato il ruolo di “missionario della riscoperta” delle origini storico culturali della Sicilia.

Con l’occhio estetico della fotografia e l’emozione calda della scrittura, ha raccontato i luoghi dimenticati, accennando dell’immensa ricchezza del suolo siciliano.

Quando si pronuncia il nome Lucia non è difficile pensare alla Santa di Siracusa. Eppure sotto Domiziano (in epoca romana) un’altra Lucia subiva angherie a causa della sua religione.

Grazie a un espediente riuscì a fuggire da Roma e rifugiarsi in Sicilia nei pressi di Palazzolo Acreide (Siracusa).

Il complesso sotterraneo chiamato Santa Lucia di Mendola, secondo la leggenda, si sarebbe aperto per intervento divino per dare rifugio alla Santa. Quei cunicoli preservarono la donna sino alla morte e per tale ragione l’area divenne poi un’affollata meta di pellegrinaggio.

La chiesa rupestre, le gallerie e le tombe ospitavano i cadaveri di alcune personalità tra cui Tancredi d’Altavilla, nipote del Conte Ruggero che nel 1103 aveva sovvenzionato l’ampliamento del complesso.

Per secoli Santa Lucia di Mendola mantenne la sua vocazione religiosa sino alla distruzione della basilica (terremoto 1693). Da allora l’ incuria fece perdere l’importanza del culto e la frequentazione del sito.

Oggi di quell’antico splendore restano solo oscure tracce, qualche affresco sbiadito e la volontà di una cooperativa di giovani di strappare al tempo ciò che resta poco valorizzato.

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