Don Ciotti: «Serve un risveglio dei cittadini»

A Palazzo Zanca Don Ciotti racconta il suo incontro con Papa Francesco: «Iniziai a parlargli della Giornata della memoria, lui non mi fece nemmeno finire e disse “vengo!”. E io gli dissi: «Non sono tutti cattolici…». La sua risposta fu: “Che bello!”»

Fonte – Gazzetta del Sud

«Graziella Campagna, Attilio Manca, Beppe Alfano, Annamaria Cambria, Giuseppe Sottile, Giuseppe Mazza, Ignazio Aloisi».

Gli occhi di Don Luigi Ciotti sono quasi socchiusi, mentre pronuncia i nomi.

Ma non tradisce alcuna fatica nel ricordarli. Decide di aprire così, il suo intervento in consiglio comunale, accanto al sindaco Accorinti e alla presidente Barrile, di fronte ad assessori e consiglieri (pochi, una quindicina su 40, troppo pochi).

Apre e poi chiude allo stesso modo. Perché al centro dell’intervento, anzi, al centro dell’intera attività di Libera e della stessa manifestazione di lunedì ci sono loro: le vittime innocenti della mafia.

I nomi dei messinesi citati da Don Ciotti ieri mattina fanno parte del lungo elenco che verrà letto a piazza Duomo lunedì mattina, nella “Giornata della memoria e dell’impegno”, per la prima volta in diretta Rai, per la prima volta in contemporanea con altri mille luoghi in Italia, in Europa e in Sud America.

Don Ciotti spiega: «La scelta di Messina è un atto di affetto verso questa terra e questa città, un segno di riconoscenza verso quanti stanno hanno speso la loro vita».

Poco prima il presidente di Libera è stato nella scuola di Villa Lina, a Giostra: «Quei ragazzi hanno riempito la mia vita. Ho visto come la vera preoccupazione degli insegnanti sia che da scuola escano dei cittadini, e ha ragione, perché abbiamo troppi cittadini a intermittenza e pochi cittadini responsabili».

Quei ragazzi «chiedono libertà, vogliono essere liberi».

Don Ciotti, di fronte ai consiglieri comunali, vuole citare Paolo VI: «La politica è la più alta ed esigente espressione di carità».

Poi racconta dei suoi incontri con Giovanni Falcone, anche pochi giorni prima della strage di Capaci.

Ed è ad una commemorazione di quella strage che “nasce” Libera: «Vicino a me c’è una signora che piange, singhiozzando mi prende la mano e dice “ma perché non dicono mai il nome di mio figlio?”.
Giustamente quel giorno si ricordava Falcone, ma poi dicevano “i ragazzi della scorta”. Quella mamma voleva solo sentire il nome di suo figlio. Morto per la stessa ragione per cui sono morti Falcone e Borsellino. Allora dissi: dobbiamo ricordarli tutti. Non esisteva un elenco, lo stimo costruendo dopo oltre venti anni ancora oggi».

Per Don Ciotti quello di lunedì «non è un evento, una celebrazione. Ho visto mettere lapidi, intitolare vie, e poi ciao e arrivederci. È pericoloso fermarsi alla memoria, perché il miglior modo di fare memoria e impegnarsi tutti i giorni. Sono stanco di sentire dire “tocca alla politica e alle istituzioni”, perché se non c’ è un risveglio dei cittadini e della società civile non se ne verrà mai fuori».

Il fondatore di Libera tocca di sfuggita le «macchine del fango» contro l’antimafia e rilancia il tema «dell’uso sociale dei beni confiscati».

Poi racconta del suo incontro con Papa Francesco. «Iniziai a parlargli della Giornata della memoria, lui non mi fece nemmeno finire e disse “vengo!”. E io gli dissi: «Non sono tutti cattolici…». La sua risposta fu: “Che bello!”. Ricordandomi Carlo Maria Martini, che diceva “Dio non è cattolico, Dio è di tutti, Dio ama tutti”».

Quel giorno, racconta Don Ciotti, «Papa Francesco ha ascoltato i tutti i nomi, quindi ha preso la parola. E poi il colpo di scena: rovescia il foglio che stava leggendo e dice “voglio rivolgermi ai grandi assenti, uomini e donne delle mafie: convertitevi”.

Un gesto potente, di fronte a 1.200 familiari delle vittime: “Ve lo chiedo in ginocchio, convertitevi e cambiate”».

Don Ciotti spiega che «sono già a Messina alcuni ragazzi della giustizia minorile. Camminano con i familiari ad ogni corteo. Hanno sbagliato e la giustizia deve fare il suo corso, noi gli diamo la possibilità di guardare avanti».

L’ultimo appello è il più accorato: «La lotta alla mafia vuol dire lavoro! Lavoro! Lavoro!».

E giù un lungo applauso, dei consiglieri e di chiunque fosse in aula. «Da 400 anni parliamo di Camorra, da 150 anni di Cosa Nostra: non è possibile».

Dopo Don Ciotti, trema quasi la voce sia ad Accorinti che a Emilia Barrile. «Lunedì sarà un abbraccio di umanità, che unirà Nord e Sud per una battaglia di civiltà», esclama il sindaco. Si dice commossa la presidente del Consiglio: «Possiamo stare solo in silenzio e riflettere. Perché, come disse Madre Teresa di Calcutta, siamo solo piccole gocce».

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