Giacomo Pignataro, rettore dell’Università di Catania, ha condotto nell’Auditorium del Monastero dei Benedettini, un’assemblea aperta alla comunità accademica (in presenza dei parlamentari regionali, nazionali ed europei) sul ruolo della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese

Fonte – La Sicilia

«Quello che esprimiamo oggi è un grido di dolore per l’istruzione universitaria, che necessita un’assunzione di responsabilità alta dalla politica. Abbiamo bisogno di risultati concreti, che inneschino davvero la “primavera dell’università”».

A parlare è il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Catania, Giacomo Pignataro, che ha condotto ieri mattina, nell’Auditorium del Monastero dei Benedettini, un’assemblea aperta alla comunità accademica (in presenza dei parlamentari regionali, nazionali ed europei) sul ruolo della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese.

Inserita nel più grande contesto di “#primaverauniversità”, iniziativa della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) che ha visto svolgersi simultaneamente eventi del genere in tutti gli atenei della nazione, la mattinata è stata introdotta dall’ intervento del rettore, che ha presentato alcuni numeri, mettendo a confronto il nostro sistema universitario con quello delle altre nazioni europee.

Un quadro non esattamente ottimistico, dal quale emerge, ad esempio, come l’Italia sia fanalino di coda tra i paesi Ocse per quanto riguarda lo stanziamento di fondi all’ Università (l’investimento della Corea del sud è sei volte superiore al nostro) e la copertura in materia di diritto allo studio sia bassa e disomogenea.

«La madre di tutte le questioni – ha continuato il rettore – è il finanziamento. Abbiamo bisogno di recuperare 900 milioni o non fermeremo il declino».

Da qui la proposta di un cambiamento del meccanismo che determina l’erogazione di queste risorse, con l’istituzione di un patto, sulla scorta di quanto fatto in ambito sanitario. Tra i punti chia ve presentati da Pignataro anche lo sblocco degli stipendi di docenti e personale amministrativo e la semplificazione burocratica.

A susseguirsi sono stati gli interventi di docenti e ospiti. In rappresentanza degli studenti (a dire il vero pochi, in un auditorium comunque non affollato) è intervenuto il membro del senato accademico Stefano Orlando: «Realisticamente, chiediamo il raddoppio dei fondi destinati al diritto allo studio, oggi stimabili in 600 milioni, quasi un quarto rispetto a quanto stanziato in Germania».

Il tema del diritto allo studio è stato anche ripreso nell’intervento dell’assessore regionale alla Formazione, Bruno Marziano.

«In Sicilia – ha spiegato – garantiamo solo il 32% degli aventi diritto allo studio, una percentuale bassa, sulla quale interverremo in maniera concreta. Nei prossimi due anni avremo 200 dottorati aggiuntivi rispetto a quelli che offre il Miur e la settimana scorsa abbiamo presentato un avviso che finanzia con 10 milioni di euro dottorati di ricerca per le quattro università siciliane».

Marziano ha poi parlato di una riforma dell’Ersu e dell’importanza di un uso corretto delle risorse affinché questi fondi non vadano sprecati. Abbastanza sinergici, sono stati, infine, gli interventi dei parlamentari che – sia a livello nazionale che regionale – si sono proposti di lavorare (al di là di logiche di partito) su dei tavoli di lavoro partendo proprio da quanto emergerà dagli atti di questa giornata a livello nazionale.

Arriverà davvero la primavera? Forse, ma intanto – a discapito della data continuiamo a sentirci in pieno inverno.

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