Provaci ancora Firetto

Il segretario dell’Udc Miccichè ha dato la sua “benedizione”, ma l’ex deputato nicchia “parole in pura libertà da ozio domenicale”. Eppure lancia più di un segnale. Caldeggiando l’idea di coalizione “totalitaria”

AGRIGENTO. Dire che c’è di mezzo la parola “candidatura”, in vista delle elezioni Regionali del prossimo anno è di certo prematuro.

Ma gli animi si scaldano poco se si utilizza il sostantivo (più “politically correct”) “progetto”. Questione di termini, poco di sostanza, perché Lillo Firetto, oggi sindaco di Agrigento ed ex deputato regionale e primo cittadino di Porto Empedocle, alla poltrona più alta di Palazzo d’Orleans guarda comunque in prospettiva.

Ma nessuno, ovviamente, lo deve dire.

Le indiscrezioni

Indiscrezioni dei giorni scorsi su una sua possibile candidatura erano state derubricate dal diretto interessato come semplici “parole in pura libertà da ozio domenicale!” (perché scritte di domenica, appunto), con una nota di smentita che in realtà è più un’occasione per allargare l’eco delle parole contestate, dato che quella semplice frase, priva di qualunque contesto di riferimento, è stata fatta “rimbalzare” sulle agenzie di mezza Sicilia.

A definirlo potenzialmente “un buon candidato”, rispondendo ad una specifica domanda, era stato il segretario regionale dell’Udc, l’assessore regionale Gianluca Micciché.

Firetto, del resto, è uomo di grande concretezza sotto il profilo politico: dopo una vita all’insegna dello Scudo Crociato, nella “scuola” di formazione centrista della classe politica siciliana e nazionale (così come Angelino Alfano) lasciò l’erede della “Balena Bianca”, l’Udc, lo scorso anno, presentandosi alle elezioni amministrative con liste civiche e consenso politico vasto (al suo fianco ex Mpa, Ncd, Pd e, informalmente, anche pezzi importanti di Forza Italia).

Ai suoi ex compagni di partito disse, sprezzante, che sarebbe tornato nell’Unione dei democratici di centro quando avrebbe avuto “più di venti voti”.

La sua idea di “coalizione” è in genere abbastanza “totalitaria”: o si gioca per vincere o non si partecipa affatto, e le percentuali finora riscontrate in termini di messe elettorale non lo hanno smentito.

All’assemblea Udc

Così la sua presenza nei giorni scorsi ad una affollata assemblea provinciale dell’Unione di Centro ha suscitato non pochi interessi. Firetto partecipava come sindaco del capoluogo e, in un ritorno di certo non da “figliol prodigo”, ha rilanciato la necessità di lavorare per creare un progetto centrista forte e credibile.

Udc, quindi, con Ncd e Pd, più tutto quello che si riesce a recuperare dal cosiddetto “civismo” e, per “Lillo”, una mano dentro l’Anci, in un progetto, più volte raccontato e mai smentito, di una fronda tra i sindaci siciliani che somiglia, non poco, alla “scalata” dei primi cittadini fatta all’interno del Pd dai “Renziani”.

Si cerca, infatti, di parlare con una voce sola su tutti i temi, dalle problematiche economiche connesse ai mancati trasferimenti da parte della Regione all’applicazione delle zone a traffico limitato.

Segnali, non certamente prove, di qualcosa che si sta muovendo in quella direzione, verso un sindacopresidente per un Governo regionale post Crocetta.

Ncd, dal canto suo, sostiene Firetto in modo cauto ma fermo, correndo in suo soccorso ad esempio sulla “vertenza Porto Empedocle”: l’ex città amministrata dal biondo sindaco è infatti ad un passo dal dissesto finanziario e non è nelle condizioni di pagare fatture e servizi.

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