Senza fare rumore lo Stato sta lentamente occupando gli spazi economici che l’iniziativa privata non copre più. In esame l’ipotesi del matrimonio Anas-Fs per creare un gigante integrato della mobilità, e, al tempo stesso, un colosso degli appalti nel settore, capace di dettare regole, tempi e scelta delle opere. E mettere in cantiere persino il Ponte sullo Stretto.

Fonte – la Repubblica, Affari&Finanza

Un passo dopo l’ altro, senza annunci ufficiali, in Italia lo Stato sta lentamente occupando gli spazi economici al posto di una iniziativa privata che latita quando addirittura non abbandona del tutto la scena.

Archiviata la stagione dell’Iri e dell’Eni, quando le due spa pubbliche sostenevano il peso degli investimenti in impianti e infrastrutture, sulla scena arrivano nuovi attori, sempre a rilevante partecipazione pubblica, ai quali viene chiesto di allargare il campo di attività a settori che prima erano estranei al loro core business.

Il disegno del governo non è nei proclami ma nei fatti.

E’ la Cassa Depositi e Prestiti – ad esempio – a provare a sostenere il peso quasi insostenibile dell’acciaio, mettendo in piedi una cordata, alla quale peraltro partecipa, che ha il compito di rilevare l’Ilva, salvaguardare i posti di lavoro di Taranto, combattere la concorrenza cinese sul mercato ed evitare che l’ acciaio che era in origine della Finsider finisca in mani indiane o comunque spezzettato tra azionisti turchi o cinesi.

Se è strategico, che torni insomma ad essere acciaio di Stato.

Anche l’Enel viene chiamata a deviare dal suo compito istituzionale, che è quello di provvedere alla fornitura di energia.

Quasi unica tra le aziende ex pubbliche ad aver registrato una forte espansione all’ estero e all’ avanguardia nello sviluppo di progetti innovativi sul fronte di propria competenza delle energie rinnovabili, la spa guidata da Francesco Starace adesso ha un compito nuovo, affidatogli da Palazzo Chigi e dal ministero dell’ Economia, che è quello di diventare protagonista nel cablaggio del paese.

Una incursione nel campo delle tlc che la vecchia Enel guidata da Franco Tatò aveva intrapreso, occupandosi di telefonia mobile, negli anni ’90, salvo poi ritirarsi in buon ordine.

Ora Enel ha sulle spalle la missione di spingere la banda ultralarga, dal momento che lo sviluppo di internet è giudicata una delle priorità nel paese, come negli anni ’60 erano la chimica o le strade. Internet strategica, quindi internet di Stato; e in concorrenza con Telecom, che un tempo era braccio operativo della statale Stet e ora è public company con bandiera francese.

L’ultima invasione di campo riguarda le Ferrovie e l’Anas.

Il progetto che studia l’opportunità di far confluire la spa stradale nei binari delle Fs crea – oltre che una specie di gigante integrato della mobilità, che ha l’ ambizione di accompagnare su strutture proprie un cittadino che esce dalla sua casa a Bolzano fino alle spiagge siciliane – anche un colosso degli appalti nel settore, capace di dettare regole, tempi e scelta delle opere.

E non a caso si riaffaccia l’ ipotesi di realizzare il discusso ponte sullo stretto di Messina.

Non ci sono riusciti i governi succedutisi dal 1981 – quando fu creata la società con Iri, Italstat, Ferrovie ed Anas – ad oggi.

Chissà che non ci riescano stavolta le nuove partecipazioni statali.

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