Non si potrà dire che Antonino Saija, prima di abbandonare la nave, non abbia spiegato il perché. Nella struttura del Teatro messinese si tenderebbe più «a tutelare privilegi ventennali» che «a riqualificare l’attività artistica». Intanto i problemi economici dell’Ente aumentano

Sarà ricordata come una primavera orribile per i teatri siciliani. A Catania, a Palermo e adesso anche a Messina l’attività artistica rischia di finire strozzata da problemi economici e gestionali.

Con le dimissioni del sovrintendente Antonino Saija, ufficializzato ieri, la crisi del Vittorio Emanuele si fa davvero grave. Esperto di pubblica amministrazione, Saija aveva assunto la guida del teatro messinese nel luglio 2014.

In quel momento serviva un manager al timone dell’Ente e da manager Saija si è comportato, cercando di risanare e riqualificare: in questo percorso non ha sempre trovato – lo ha sottolineato anche ieri nel suo discorso di addio – piena collaborazione da parte del consiglio di amministrazione.

Cosa resta? Restano risultati che lo stesso ex-sovrintendente ha sbandierato prima di lasciare il suo incarico che però sarà a disposizione a partire da giugno: per «senso di responsabilità» Saija non lascerà vacante il posto.

Di sicuro, in gioco ci sono ancora la presentazione e l’approvazione dei bilanci consuntivo e previsionale, una programmazione da sostenere a Messina e una da inventare per la stagione estiva.

Anche in virtù di questo e dell’allarme lanciato dai direttori artistici Ninni Bruschetta e Giovanni Renzo – che hanno deplorato i ritardi nei pagamenti agli artisti che si sono esibiti nel Vittorio Emanuele nel 2015 – la partita tra Saija e i consiglieri di amministrazione potrebbe non essere finita.

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