A Caltanissetta, a fronte del gran numero di riunioni di commissioni, il consiglio Comunale non riesce a riunirsi per mancanza di ‘materia prima’, e cioè del deliberato. Il blitz della polizia giudiziaria e la possibile sfiducia al sindaco

CALTANISSETTA. L’aspetto più evidente dell’attività svolta dalle sette Commissioni comunali operanti a Palazzo del Carmine negli ultimi due anni, sono le somme che, nel 2014 e nel 2015, sono state erogate ai consiglieri comunali.

L’impronta concreta lasciata sulla vita amministrativa della città e su quella dei cittadini dalle quasi millecinquecento riunioni tenute nel 2015, parrebbe essere assai impalpabile.

I più maligni sostengono che l’esclusivo, e quasi ripetitivo, punto all’ordine del giorno di tutte le commissioni sia stato “vediamoci giorno tot… alle ore tot. Su cosa discutere, si vedrà dopo”.

“Spesso – racconta il consigliere comunale M5S Giovanni Magrì che l’estate scorsa denunciò la presunta ‘gettonopoli’ in salsa nissena – non ricevo neppure la convocazione con l’ordine del giorno della riunione successiva che mi sarebbe utile a prepararmi e a studiare la problematica da trattare”.

Secondo il M5S, nel giugno dello scorso anno, comunque, di parole durante le commissioni, in alcuni casi, se ne sarebbero sprecate davvero poche.

Otto riunioni sarebbero durate 10 minuti, 2 avrebbero impegnato i consiglieri per 15 minuti, altre 5 avrebbero costretto i consiglieri a rimanere sulla sedia per 20 minuti, mentre altre 24 riunioni, addirittura, sarebbero durate ben mezz’ora.

Recentemente Magrì, visto che a causa di uno “stop” provocato da indagini della magistratura l’ufficio tecnico non inviava più proposte di delibere alla Commissione Urbanistica, “ho chiesto, mettendolo a verbale anche in commissione Trasparenza – dice l’esponente M5S – di non convocare la commissione, o comunque di ridurre gli incontri, almeno fin quando non ci fosse stata una mole di lavoro tale da giustificare la riunione”.

Adesso la Procura della Repubblica di Caltanissetta, sembra voler fare approfondimenti sulla presunta ‘gettonopoli’ già segnalata a mezzo stampa lo scorso anno dai pentastellati anche in altre parti della Sicilia.

La particolarità del capoluogo nisseno sta nel fatto che a fronte del gran numero di riunioni di commissioni consiliari (1190 nel 2014 e 1484 nel 2015) e delle olimpioniche performance di taluni consiglieri comunali che primeggiano nella specialità del ‘salto nella commissione’ (si presenterebbero alla prima riunione in programma, fanno avviare i lavori e poi, in un lampo, la abbandonano, facendo talvolta mancare il numero legale, per raggiungere una nuova commissione riuscendo a ripetere anche per altre tre volte il ‘salto’), il consiglio Comunale non riesce a riunirsi per mancanza di ‘materia prima’, e cioè del deliberato delle commissioni.

Nei giorni scorsi agenti di Pg della Procura hanno acquisito tutti i verbali delle commissioni, delle conferenze dei capigruppo, dei question time e del Consiglio comunale tenuti da giugno 2014 ad oggi.

È ancora troppo presto per cogliere se, a parte l’evidente incapacità delle commissioni comunali di formulare proposte utili ai cittadini da portare in Consiglio, si possano ipotizzare anche reati.

Mentre la Procura prosegue le verifiche sulle commissioni consiliari, da qualche tempo la minoranza annuncia una mozione di sfiducia all’amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Ruvolo.

Anche in questo caso, però, nonostante, a parole, vari consiglieri si siano mostrati favorevoli all’iniziativa, non si è finora concluso nulla e la mozione non è stata neppure presentata per la mancanza del numero di firme necessarie.

Nel frattempo per manifestare il proprio dissenso (in maniera puramente platonica ndr), il Movimento Cinque stelle – che ha visto ridurre la propria presenza in consiglio del 50%, da due a un solo consigliere – ha avviato una petizione che sembrerebbe mirare a far sapere al Sindaco che c’è disapprovazione dei cittadini verso la sua amministrazione.

A scuotere la piatta noia amministrativa che regnava da due anni all’interno del Palazzo municipale – che nelle previsioni sarebbe stata rianimata grazie ad un preventivato rimpasto che avverrà a giugno – il mese scorso ci aveva pensato la Procura con un’indagine, denominata “Perla nera” su presunte irregolarità avvenute al cimitero.

Nell’indagine, che è ancora in corso, sono rimasti coinvolti alcuni dirigenti e funzionari dell’ufficio tecnico comunale e sono state sfiorate varie società di mutuo soccorso, alcune delle quali, pur essendo senza scopo di lucro, avevano sostanziosi conti bancari alimentati dagli introiti della loro mission principale (svolta con un piglio quasi imprenditoriale): costruire e vendere di migliaia di loculi al cimitero Angeli.

Sempre la Procura di recente avrebbe avviato un’altra indagine sull’affidamento del servizio di mensa scolastica ma anche di altri affidamenti esterni.

I nomi di quattro-cinque dipendenti pubblici sarebbero già stati iscritti nel registro degli indagati ‘noti’ (cosiddetto ‘modello 21’) della Procura e qualcuno di loro, dovendo essere interrogato con l’assistenza del difensore, avrebbe pure ricevuto l’avviso di garanzia.

Ovviamente nessuno, per ora, conferma.

Nelle settimane scorse, inoltre, prendendo curiosamente spunto da una misteriosa lettera anonima, anche la Commissione regionale antimafia guidata da Nello Musumeci, suscitando parecchie perplessità, ha deciso di accendere i riflettori su Comune di Caltanissetta.

Forse anche perché scossa da queste iniziative, giudiziarie e politiche, attivate da fuori le mura del Palazzo, l’amministrazione comunale negli ultimi tempi si è resa protagonista di un inedito procedimento disciplinare che ha portato alla sospensione dal servizio per 12 giorni di una funzionaria ritenuta responsabile di aver fatto perdere un finanziamento europeo al Comune e ha poi deciso, nell’ambito della prevenzione della corruzione, di integrare il codice di comportamento dei dipendenti comunali.

Ai dipendenti adesso è vietato, tra l’altro, partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interesse propri, dei parenti, o di persone con le quali si hanno rapporti di frequentazione abituale. Pure vietati ai vigili urbani, mentre sono in servizio, orecchini, piercing e collane.

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