Chissà perché, quasi tutti gli articoli che rievocano “il più grande attore italiano” (così lo ha definito la sua famiglia nel comunicato che ne ha annunciato la morte) evitano di riferire che Giorgio Albertazzi, all’età di vent’anni, abbia aderito alla Repubblica Sociale Italiana: «Andai a Salò come tanti ragazzi, convinto che lì si combattesse per l’Italia. Che ne sapevo?»

Un mostro sacro, uno dei pochi italiani ad aver visto davvero nascere, crescere e declinare il Paese. Da un punto di vista privilegiato, quello dell’attore: non importa se a teatro, al cinema o alla televisione, Giorgio Albertazzi è stato un protagonista. E ha amato molto la Sicilia, la sua luce, le sue donne.

È stato un successo di straordinaria durata, il suo: più teatro che cinema (ma ha pur sempre preso parte a 37 film e tra il primo e l’ultimo sono intercorsi 60 anni) e l’occasione di conoscere a fondo un’altra leggenda, Luchino Visconti: «Una volta ci scambiammo un lungo bacio, un’altra mi disse esplicitamente: “E se io ti chiedessi qualcosa di più di un’amicizia?”. Risposi: “Deciderei in quel momento se mi va o non mi va”».

Albertazzi era fatto così. Si è sposato a 84 anni con una donna di “soli” 36 anni più giovane di lui. Si chiama Pia de’ Tolomei e discende da “quella” Pia che Dante collocò nel V canto del Purgatorio che, in tempi molto più recenti, Gianna Nannini ha immortalato in un concept-album del 2007.

Fino a pochi mesi l’attore è stato in tournèe, in queste ore lo hanno commemorato Sergio Mattarella e Matteo Renzi: è venuto a mancare, ha detto il presidente della Repubblica, «uno dei massimi interpreti del teatro e del cinema italiano contemporaneo», mentre a giudizio del premier scompare «un artista che è stato contemporaneamente classico e controcorrente».

A febbraio del 2015 Albertazzi è stato Shylock, l’ebreo de Il mercante di Venezia di Shakespeare al Massimo di Palermo: in quell’occasione ha voluto ricordare le sue esperienze artistiche in Sicilia.

«Il meglio di me l’ho dato a Siracusa. Con “Edipo a Colono” abbiamo registrato il massimo delle presenze. Ma come scordare l’altro Edipo, 40 anni prima, accanto a Salvo Randone? Forse l’esperienza più importante la devo agli anni di direzione artistica del Teatro greco di Taormina: lì ho messo in scenaunostorico Edipo re accanto a Irene Papas, fu uno spettacolo indimenticabile e irripetibile».

Albertazzi Giorgio Albertazzi Siracusa

«Ma attenzione: la Sicilia non è tutta teatro – aveva proseguito il grande attore nei suoi ricordi – ci sono le donne che hanno la pelle più bella e più luminosa del mondo. Ricordate “La terra trema” di Luchino Visconti? Quelle donne siciliane vestite di nero, ma un po’ scollate, al punto giusto, luminose e provocanti come non mai. Andate a rivedere quel film e poi ne riparliamo – aveva concluso Albertazzi – comunque in fatto di donne, difficilmente mi sbaglio».

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