Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche sono le ipotesi di reato sulle quali sta lavorando la Procura di Caltagirone nei confronti di sei persone. Attraverso la manipolazione informatica dei badge forniti agli immigrati sarebbe stato possibile alterare il numero delle presenze effettive nel centro

Per truffare lo Stato e l’Unione Europea (sono a loro a finanziare il funzionamento del Cara di Mineo, uno dei più grandi centri europei per rifugiati) i presunti autori della malversazione avrebbero sfruttato manipolato i dati forniti dai badge in dotazione agli immigrati. In pratica, il tesserino magnetico serve agli ospiti del Cara per usufruire dei servizi presenti nella struttura e per entrare e uscire da essa.

Se non viene utilizzato per 72 ore di fila il badge emette un alert e, in concomitanza di questo, cessa la contabilità della diaria delle 35 euro giornaliere. E invece i dati sulle assenze registrate dal sistema del Cara non sarebbero confluite alla Preettura che, dal 2011 ad oggi, avrebbe pagato diarie non dovute per giorni, settimane, mesi per migliaia di migranti fantasma.

Ma non è tutto: al vaglio della Procura c’è un’ulteriore ipotesi, quella sul “mercato” parallelo di badge attivi lasciati dai migranti fuggiti e gestiti dalle organizzazioni di trafficanti del centro. In tal caso, quei badge sarebbero serviti a far entrare al Cara di Mineo i migranti in transito dal Nord Africa al Nord Europa: la struttura del catanese sarebbe infatti servita come luogo di attesa prima che i rifugiati – pagando un’ulteriore somma – partissero per un’altra destinazione.

Sono sei le persone nei confronti delle quali è stato emesso un avviso di garanzia per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche dalla Procura di Caltagirone.

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