Mafia, la sentenza d’appello del maxi-processo Gotha-Pozzo 2: confermati gli ergastoli

È arrivata nella tarda serata di ieri la sentenza della Corte d’Appello sul maxi-processo Gotha-Pozzo 2: confermati gli ergastoli per Salvatore Calcò Labruzzo, Enrico Fumia, Carmelo Giambò e Nicola Munafò. Scattata nel giugno del 2011, l’operazione inflisse una vera e propria stangata alla criminalità organizzata del Longano.

Ergastoli confermati per Salvatore Calcò Labruzzo, Enrico Fumia, Carmelo Giambò e Nicola Munafò.

Assolto da tutte le accuse l’imprenditore Salvatore Puglisi.

Pene alleggerite per Tindaro Calabrese, il pentito Carmelo Bisognano, Mariano Foti e Giuseppe Isgrò e confermate per Nicola Cannone, Dajcaj Zamir, Angelo Porcino e Santo Gullo.

Questo il contenuto della sentenza pronunciata in tarda serata dal Presidente della Corte d’Assise Maria Pina Lazzara.

Con l’operazione Gotha-Pozzo 2 agli inquirenti fu possibile delineare in maniera netta gli scenari operativi della criminalità organizzata barcellonese e comprovare l’esistenza – in virtù delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano – di veri e propri cimiteri della mafia nel cosiddetto “triangolo della morte” nelle aree di Basicò, Tripi e Mazzarrà Sant’Andrea.

Nell’inchiesta si è fatta luce anche su cinque esecuzioni mafiose, casi di lupara bianca che costarono la vita a Antonino Ballarino (è accusato Carmelo Giambò), Sebastiano Lupica (è accusato Salvatore Calcò Labruzzo), Carmelo Barberi Triscari (è accusato Salvatore Calcò Labruzzo), Salvatore Munafò (è accusato Enrico Fumia), Natalino Perdichizzi (sono accusati Nicola Munafò e Enrico Fumia).

Considerata tra le più importanti operazione antimafia a Messina, “Gotha-Pozzo2” inflisse una vera e propria stangata alla criminalità organizzata del Longano.

Scattata il 24 giugno del 2011, coordinata dai Sostituti della di DDA Angelo Cavallo, Fabio D’Anna, Vito Di Giorgio e Giuseppe Verzera, l’operazione inflisse una vera e propria stangata alla criminalità organizzata del Longano: finirono infatti in carcere padrini, boss emergenti, affiliati e fiancheggiatori di Cosa Nostra barcellonese.

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