Blitz dell’Ispettorato del lavoro di Messina all’Amam, la società del Comune di Messina che gestisce il servizio idrico. All’origine dell’ispezione le sospette irregolarità di legge riscontrate sulle assunzioni del personale ex Feluca, la società mista per la rete civica, posta anni fa in liquidazione da Palazzo Zanca, assorbito dall’azienda guidata da Leonardo Termini

MESSINA. Blitz dell’Ispettorato del lavoro di Messina all’Amam, la società del Comune di Messina che gestisce il servizio idrico.

All’origine dell’ispezione le sospette irregolarità di legge riscontrate da tre ispettori sulle assunzioni del personale ex Feluca, la società mista per la rete civica, posta anni fa in liquidazione da Palazzo Zanca, assorbito dall’azienda guidata da Leonardo Termini.

All’origine dell’indagine la denuncia di una dipendente, ex Feluca, che ha lamentato all’Ispettorato il demansionamento, per una qualifica riconosciuta con criteri discrezionali ad altri dipendenti.

Nel corso dell’ispezione sono emerse gravi irregolarità, tanto che l’Ispettorato ha inoltrato una serie di acquisizioni urgenti di atti presso la segreteria generale del Comune, che in un primo momento voleva rifiutarsi di accettare la richiesta presentata a mano in via urgente in busta chiusa.

Il personale, contrariamente a quanto sostenuto in atti deliberativi, risulta uscito da anni dal bacino dei lavoratori socialmente utili: ha aderito, in sede di costituzione della società, al pacchetto Treu, le agevolazioni economiche riconosciute a precari che seguono percorsi di autoimprenditorialità.

Altro aspetto irrituale, manca una delibera di assunzione in carico del personale: la società in questione, Feluca spa, risulta essere a prevalente capitale privato e la cooperativa che deteneva il 51% delle quote, è stata dichiarata fallita da ben dieci anni dal Tribunale di Messina.

Ma chi ha ripianato le perdite accumulate in tutti questi anni? Il Comune. Senza averne titolo.

Per fare luce su tutti gli aspetti controversi della vicenda, gli ispettori hanno già sentito funzionari comunali e revisori dei conti che hanno ammesso una serie impressionante di irregolarità amministrative, giustificando le anomalie del percorso con il parere espresso dal segretario generale-city manager, Antonio Le Donne, che ha considerato l’azienda, in un parere a sua firma, come soggetta “al totale controllo del Comune”.

Una tesi smentita da quasi tutti i testimoni sentiti a verbale. Di qui, una serie di rilievi che vanno dal danno erariale, al falso in atto pubblico, all’abuso di ufficio: per anni la società non ha avuto nessun contratto di servizio, il personale è stato messo in cassa integrazione e poi licenziato.

Fino ad avere una corsia preferenziale per l’assunzione diretta, suggerita da un atto di indirizzo politico-amministrativo di Antonio Le Donne, “fuori dai percorsi di legge che prevedono l’evidenza pubblica”.

Un fatto grave che mette in crisi il progetto di multiutility prospettato da Antonio Le Donne per l’Amam, chiamata ad assorbire Messinambiente, Ato e poi anche Atm, già bocciato dai revisori dei conti e sul quale la Corte dei Conti ha espresso riserve. Uno smacco per centinaia di precari, che prestano il servizio da anni a palazzo Zanca, cui il Comune ha proposto la stabilizzazione a poco più di venti ore. Come dire: non più di seicento euro al mese. Sotto la soglia di povertà.

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