MESSINA. Ma che è successo ad Adele Fortino, la graffiante penna dei salotti radical chic dello Stretto, a metà tra Natalia Aspesi e Lina Sotis?

L’elegantissima e inappuntabile giornalista nel suo blog “L’Opinione di Adele” ha preso di mira i protagonisti dell’Antimafia.

L’ultima “vittima” è Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi. Dopo essere scampato a un attentato notturno tra Cesarò e San Fratello a colpi di fucile caricato a pallettoni, è diventato subito vicecommissario provinciale del Pd, nominato sul campo da Ernesto Carbone, “così si fa lotta alla mafia”; poi si è trasformato in una star tra un premiolino di Ferderparchi nazionale e una intervista televisiva o radiofonica al giorno su mafia&antimafia sempre sospeso tra il dilemma della “legalità” e dello “sviluppo”.

Nel mirino di Adele, prima sono entrate le modalità dell’attentato “da scassapagghiari” degli incursori di Antoci; poi l’eccesso di esposizione mediatica cadenzata alle zona d’ombra sulle tracce di sangue che sarebbero state tralasciate sul luogo dell’agguato, dove l’apparizione del vicequestore Andrea Manganaro è descritta come una scena girata nella notte tra i boschi per un film western.

Risultato: Adeluccia, sente odore di bruciato tra le betulle nebroidee e vede già Antoci in corsa come un capriolo per la Presidenza della Regione o una scranno a Montecitorio, scortato al seguito, non già dai “Cacciatori di Calabria”, ma dal vicequestore Manganaro, destinato a diventare questore di Messina? Fantasie estive?

No, gli obiettivi di Adele, sono però tutti politici. Nel mirino ci sono i due “dioscuri”, Rosario “Pappagone” Crocetta e il cardinale Richelieu del Megafono, il senatore Beppe Lumia.

Due che di mafia & Antimafia se ne intendono quanto l’ex presidente della commissione europea Antimafia, Sonia Alfano che – scrive Adele Fortino – stanca di fare “l’hamburgerista” in un pub a Capo d’Orlando vuole investire una parte dei “quattro milioni di euro incassati dallo Stato come “parente vittima di mafia”, più del doppio di quanto sia stato risarcito alla figlia di Salvo Lima, “per fare un grande Resort nella zona di Cesarò”.

Ma presa da questa furia iconoclasta degli emergenti dell’antimafia, Adeluccia, nella frenesia, un errore genetico lo commette: ha scritto che la moglie di Antoci, Teresa Rampulla, era legata da un filo di parentela con Pietro Rampulla, l’artificere di Mistretta della strage di Capaci.

Ahi, ahi. L’avvocato Paolo Starvaggi, che è vicino tanto ad Antoci quanto al Pd, l’ha però corretta: “La professoressa” Teresa Rampulla – ha scritto chiedendo una smentita – non ha nessun rapporto di parentela con gli altri Rampulla “mafiosi”.

Adele ne ha preso coraggiosamente atto.

Un caso di omonimia, in una trama dagli orditi perfetti che ha portato l’Ordine regionale dei giornalisti, che ha avuto Giuseppe Antoci come relatore a Santo Stefano di Camastra, a convocare la giornalista per essere sentita. La Fortino, ha dato la sua disponibilità ad essere ascoltata. Per telefono.

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