L’imprenditore Carmelo Marino dopo 21 anni di battaglia giudiziarie ha incassato i primi duecentomila euro di ristoro per i danni patiti: il consiglio di giustizia amministrativa ha dato ragione alla cooperativa Ariete: per l’appalto milionario per le pulizie del Policlinico di Messina del 1995 che andava assegnato alla sua azienda

MESSINA. L’imprenditore Carmelo Marino dopo 21 anni di battaglia giudiziarie ha incassato i primi duecentomila euro di ristoro per i danni patiti: il consiglio di giustizia amministrativa ha dato ragione alla cooperativa Ariete: per l’appalto milionario per le pulizie del Policlinico di Messina del 1995 che andava assegnato alla sua azienda.

È l’epilogo di una storiaccia lunga vent’anni di battaglie nei Tribunali, che ora rischia di averne altri dieci per i risarcimenti danni che l’Ariete si appresta a chiedere.

Non al Policlinico di Messina, andava contestato l’addebito, hanno scritto i giudici del Cga, ma alla Prefettura di Messina, allora guidata dal prefetto Giosuè Marino.

La denuncia dell’ex senatore Di Bella Una interdittiva antimafia della Prefettura, sulla scorta di una denuncia dell’ex senatore Saverio Di Bella, aveva impedito all’Ariete l’aggiudicazione dell’ appalto, che per un lungo periodo entrò anche nell’indagine del “Caso Messina”.

Ma, colpo di scena, l’allora pro-rettore vicino all’Antimafia Saverio Di bella, fu rinviato a giudizio dall’allora pm Giuseppe Santalucia, oggi al Csm, per avere collaborato ad “alterare la libertà d’incanto”: in pratica si sarebbe adoperato per favorire, non si sa grazie a quali promesse, l’impresa Camassa di Bari.

Circostanza che in aula fu poi confermata dall’imprenditore farmaceutico, Dino Cuzzocrea. Ma, tra strascichi e ping pong anche alla procura di Reggio per alcune dichiarazioni dell’ex manager Gaetano Pecoraro poi archiviate, questo processo, che già ha conosciuto i clamori della cronaca perché Carmelo Marino, allora indagato per 416bis aveva scelto come avvocato l’ex sottosegretario alla giustizia Carlo Taormina, che fu scortato dall’aeroporto di Catania al Tribunale di Messina, ora rischia di tornare alla ribalta della cronaca per i maxi risarcimenti che si intravedono all’orizzonte.

Ad occuparsi dell’Ariete ora è l’imprenditore Pucccio Ventura, da poco entrato nella compagine, che ha chiamato come legale dell’Ariete, l’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Un’altra vicenda dove tra le accuse tra mafia e antimafia finiscono col fare le capriole istituzionali: ora sotto accusa c’è la Prefettura di Messina.

Share: