«Tra i frammenti di una città ricostruita sopra alle macerie di un disastro, nell’eco di una catastrofe che non si è mai del tutto consumata, Upwelling, come un’onda che nasce dal fondo del mare, porta gli abissi in superficie»: Upwelling parla di Messina come nessuna inchiesta riuscirebbe a fare. È come una verità che emerge.»

«Un film sulla centralità di chi sta al margine, di chi tenta da ogni catastrofe una risalita e sul dubbio che la verità ultima delle cose risieda negli angoli».

Con queste parole Concita De Gregorio su la Repubblica racconta la storia del film “Upwelling, la risalita delle acque profonde”, il lungometraggio di Silvia Jop e Pietro Pasquetti, in concorso all’edizione 2016 del Festival internazionale di cinema FilmMaker di Milano.

«Il desiderio di cercare una relazione tra il film che avevamo in mente e la Messina attuale – spiegano Jop e Pasquetti nelle note di regia – ci ha spinto a trascorrere molti mesi in città senza fare riprese. Avevamo bisogno di tempo per conoscere a fondo le persone che poi sarebbero diventate i personaggi di questo film e di stabilire con loro un’intima intesa. La convinzione con cui abbiamo condiviso e coltivato questo desiderio ci ha portati così a vivere a Messina per due anni».

Lo sguardo degli autori si muove «Tra i frammenti di una città ricostruita sopra alle macerie di un disastro, nell’eco di una catastrofe che non si è mai del tutto consumata, Upwelling, come un’onda che nasce dal fondo del mare, porta gli abissi in superficie».

Il teatro Pinelli, col suo tentativo di rivitalizzazione urbana e le sue imprevedibili occupazioni itineranti, Pietro che rifiuta ogni tipo di istituzione e insegna all’Università dove afferma di portare il punk e disordine, Max, che si muove come uno straniero nel luogo in cui è nato, Renato, il Sindaco che rispetto alla propria comunità si pone obiettivi di tipo spiritual, Giulia col suo impegno politico e la sua gravidanza anticonformista.

L’eco invisibile della città scomparsa, i morti che si affermano sui vivi attraverso tutto quello che resta di un cimitero antico e la posizione di questa città nel Mediterraneo, assieme alle implicazioni mitologiche che raccontano la vita dello Stretto.

Il film, prodotto da Esmeralda Calabria, è accompagnato dalle musiche dei Sacri Cuori e vede, tra gli altri, la partecipazione di Danilo Adamovic, Giulia Giordano, Max Bruno, Pietro Saitta, Gianandrea Caruso (montaggio), Giuseppe D’Amato (montaggio del suono) Gianni Pallotto, Christian Petrosino e Rosario Tomarchio (registrazione musiche).

Dopo l’anteprima di stasera al FilmMakerFest di Milano, il film verrà distribuito nel resto del paese. La città di Messina, spiega Silvia Jop, sarà ovviamente la tappa fondamentale.

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