Riciclaggio, arrestato il re delle slot Francesco Corallo: avrebbe sottratto al Fisco 250 milioni

Game over. Francesco Corallo, l’imprenditore catanese diventato miliardario grazie alla concessione statale per gestire il gioco d’azzardo legalizzato, è stato arrestato dalla polizia olandese. Suo padre era un uomo legato a Nitto Santapaola. Nell’inchiesta coinvolti, in ruoli non marginali, Sergio e Giancarlo Tulliani, suocero e cognato di Gianfranco Fini: la famosa «casa di Montecarlo» sarebbe stata acquistata con i proventi del riciclaggio

Fonte web

Game over. Francesco Corallo, l’imprenditore catanese diventato miliardario grazie alla concessione statale per gestire il gioco d’azzardo legalizzato, è stato arrestato dalla polizia olandese nell’isola caraibica di Saint Marteen.

Corallo è inquisito dalla Procura di Roma come capo di un’associazione per delinquere finalizzata a commettere numerosi reati tra cui spicca il riciclaggio di denaro sottratto al fisco: oltre 250 milioni di euro che il suo gruppo Atlantis-Bplus (di recente ribattezzato Global Starnet) avrebbe dovuto garantire allo Stato italiano, per pagare le tasse sui profitti delle sue macchinette mangiasoldi (slot e vlt).

Le indagini internazionali guidate dallo Scico, il reparto antimafia della Guardia di Finanza, documentano che i soldi usciti dall’Italia stati occultati in una rete di società offshore controllate dai più stretti collaboratori di Corallo. Come Rudolf Baetsen, il suo braccio destro ai Caraibi, e Amedeo Laboccetta, parlamentare del Pdl fino al 2013, già indagato per favoreggiamento a Milano, tuttora tra i dirigenti di Forza Italia in Campania.

Baetsen è stato arrestato a Saint Marteen, mentre Laboccetta è stato ammanettato a Napoli e trasferito a Roma nel carcere di Regina Coeli.

Le accuse che hanno portato all’arresto del re delle slot riguardano cifre enormi. Il reato-base è «l’associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie di reati di peculato (cioè furto di denaro pubblico), riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte».

Secondo l’accusa, almeno 85 milioni di euro sono stati sottratti al fisco italiano fino al 2007, mentre altri 150 milioni sono spariti fino al 2014 dalle casse nazionali della società Atlantis-Bplus, che da oltre un decennio ha la concessione statale a gestire il business miliardario del gioco d’azzardo legalizzato.

Attraverso un vortice di passaggi tra conti italiani, depositi inglesi e olandesi, il tesoro delle slot veniva riciclato e nascosto in una costellazione di società offshore caraibiche, gestite da fiduciari esteri agli ordini di Francesco Corallo.

Per queste accuse il giudice Simonetta d’Alessandro ha ordinato il carcere per i cinque principali indagati: l’imprenditore catanese Corallo; il suo braccio destro ai Caraibi, Rudolf Baetsen; il politico napoletano Amedeo Laboccetta, rappresentante per l’Italia del gruppo di Corallo dal 2004 al 2008, nonché parlamentare prima di An e poi di Forza Italia fino al 2013; Alessandro La Monica, manager per l’Italia dal 2008 al 2013, e Arturo Vespignani, dirigente in carica fino al luglio 2014.

Sergio e Giancarlo Tulliani, il suocero e il cognato del leader di An Gianfranco Fini, sono indagati per riciclaggio: secondo l’accusa hanno aiutato Corallo a far sparire circa quattro milioni di dollari, mettendo a disposizione del re delle slot i propri conti segreti.

Su un deposito estero di Sergio Tulliani, in particolare, sono arrivati 3 milioni e 599 mila dollari nel novembre 2009; mentre Giancarlo Tulliani nel luglio dello stesso anno ha incassato a Montecarlo un bonifico di altri 281 mila dollari. Tutti fondi usciti dalla società italiana, ripuliti nelle offshore ai Caraibi e quindi rientrati nei conti dei Tulliani in modo da nascondere che provenivano da Corallo.

Attraverso le società offshore Printemps, Timara e Jayden, inoltre, Giancarlo Tulliani ha intascato tra luglio e novembre del 2008 un altro milione e 600 mila euro.

L’inchiesta dello Scico della Guardia di Finanza documenta che, con una parte di questi soldi usciti dalle offshore di Corallo, è stato pagato anche il prezzo ufficiale del famoso appartamento di Alleanza Nazionale a Montecarlo: il cognato del leader di An, in sostanza, ha potuto acquistarlo senza spendere un soldo e lo ha poi rivenduto incassando 1 milione e 360 mila euro.

Sempre con i soldi di Corallo, secondo quanto risulta dagli atti dell’inchiesta, l’ex parlamentare Amedeo Laboccetta si era pagato anche la campagna elettorale che nel 2008 lo aveva portato alla Camera sotto la bandiera del Pdl.

A documentarlo, tra l’altro, è un prelievo in contanti di 50 mila euro, trasformati da Laboccetta, il 27 marzo 2008, in un assegno circolare intestato al tesoriere della sua campagnia elettorale nel collegio Campania 1.

L’inchiesta è molto più ampia e ipotizza un maxi-riciclaggio tra Italia e i Caraibi per oltre mezzo miliardo di euro. Ogni anno gli italiani scommettono con i grandi concessionari del gioco d’azzardo legalizzato circa 90 miliardi di euro. Corallo è dal 2004 il titolare degli apparecchi più diffusi: slot e vlt, le famigerate “macchinette mangiasoldi” che hanno rovinato migliaia di cittadini.

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