Ospedali Riuniti sì, ma dietro una definizione c’è la sconfitta di due comunità – le più numerose della Città metropolitana di Messina – che di fatto restano quasi abbandonate a se stesse sotto il profilo dell’assistenza sanitaria. Con due deputati regionali che si accusano a vicenda e due sindaci che scoprono di non essere «autorevoli» come credevano.

Se ne sono viste e sentite tante, nell’infinita querelle sugli Ospedali Riuniti di Barcellona e Milazzo: due città – le più popolose dell’area metropolitana di Messina – vicinissime e da sempre rivali, con due sindaci – Roberto Materia e Giovanni Formica – che fino all’ultimo hanno cercato di ribadire il primato della propria comunità sull’altra, fino alla fine e fino a dover considerare che i conti economici e i bilanci sono, per la Regione Siciliana, più importanti della salute dei cittadini.

Per i due ospedali – il Fogliani di Milazzo e il Cutroni-Zodda di Barcellona – tirava una brutta aria già da anni: quasi uguali per dimensioni, mai gestiti con il criterio della complementarietà, mostravano però gli stessi limiti e gli stessi disservizi.

Sembravano però fatti apposta per essere riuniti in un’unica struttura con due sedi operative, in ossequio alle disposizioni un po’ miopi e anche illogiche che vedono nel «posto letto» la sola possibile unità di misura. Con la benedizione dell’assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi, il quale ha ascoltato tutti per poi essere un ligio esecutore delle direttive ministeriali.

Tra i due, quello messo peggio era di sicuro il Cutroni-Zodda, al quale era stata in maniera ufficiosa assegnata la cosiddetta «area medica» mentre il Fogliani avrebbe dovuto ospitare l’«area chirurgica»: una bipartizione ideata da qualcuno che era piuttosto digiuno di nozioni di management ospedaliero e che comunque, alla prova dei fatti, sarebbe solo servita a giustificare quanti più tagli possibili.

Dopo anni di sprechi e di occasioni mancate, era la spending-review, signore e signori, a dettare la linea: anche nel campo della sanità, anche in un hinterland (anzi: in due hinterland) dalle dimensioni vaste, nel quale l’inquinamento dell’aria e dell’acqua ha prodotto una situazione epidemiologica allarmante.

Ma di tutto questo i politici di vario calibro e spessore non sempre hanno tenuto conto. C’è stato un episodio della querelle – tra i tanti avvenuti – che merita di essere ricordato ed è quello relativo al «mistero del decreto n. 1188»: il provvedimento venne pubblicato il 29 giugno 2016 e conteneva i dettami dell’unificazione degli ospedali di Barcellona e Milazzo.

In pratica, rimaneva tutto com’era e dov’era sempre stato, con il Fogliani che non perdeva neppure un reparto e il Cutroni-Zodda che restava al palo con il pericolo di perdere anche il pronto soccorso. Rischio che sarebbe diventato realtà solo negli ultimi giorni. Ospedali Riuniti? Sulla carta e neanche lì.

In quei primi giorni di estate fu il deputato regionale del Pdr Beppe Picciolo a far sapere che il decreto assessoriale in questione conteneva «un errore di trascrizione» precisando che: «A conferma di questa valutazione bisogna prima di tutto addurre che il provvedimento che aveva carattere meramente ricognitivo non poteva che confermare l’atto aziendale».

Bel modo per dire che la decisione era stata presa ma – hai visto mai – in sede di applicazione c’erano ancora dei margini di manovra in realtà inesistenti ma in pura teoria possibili.

Sofismi. Adesso Roberto Materia dovrà per forza di cose fare la voce grossa, prospettare iniziative eclatanti: non si può lasciare una città di 45.000 e più anime senza un pronto soccorso. Ma è quel che è già accaduto. E li chiamavano Ospedali Riuniti.

Tanto per peggiorare la situazione, i tanto decantati e difesi – da parte milazzese – reparti di «area medica» del Fogliani sono stati declassati: Pneumologia ha subito un taglio ai posti letto, Urologia viene addirittura eliminata, Nefrologia diviene una struttura semplice.

Da parte dei consiglieri di Palazzo Longano arrivano le deplorazioni di Antonio Mamì (Avanti con Fiducia) e Sebastiano Miano (Sicilia Democratica): per il primo «è ritornato il tempo della protesta e questa volta senza seguire più i pifferai magici che ci hanno portato al disastro cui assistiamo oggi. Dobbiamo chiedere con forza che il Cutroni Zodda venga salvato».

Per il secondo «è chiaro che i rappresentanti politici del comprensorio non abbiano inteso prendere posizioni nette a favore dell’ospedale di Barcellona, celandosi dietro vane rassicurazioni provenienti da Palermo e, al massimo, dando vita a consigli comunali straordinari, sit-in o comunicati per lo più inadeguati rispetto alla gravità del problema».

C’è la sensazione che – ammesso che ci sia ancora spazio per una trattativa – potrebbero esserne loro – i componenti del Consiglio comunale di Barcellona – i protagonisti: sull’«autorevolezza» di chiunque altro, infatti, è ormai lecito nutrire più di un dubbio.

In ultimo una dichiarazione dell’ex consigliere comunale e responsabile aziendale della Uil Medici, Paolo Calabrò: «Siamo arrivati veramente alle barzellette. Picciolo che accusa Formica di gestione clientelare della sanità. Ma immaginate Picciolo che accusa Formica…. Da far morire dal ridere. Intendiamoci: la stessa cosa se fosse stato Formica ad accusare Picciolo di gestione clientelare della sanità. Ma questi signori non sanno stare zitti ogni tanto…».

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