Servizi sociali a Messina: intervenga l’anticorruzione

MESSINA. I servizi sociali restano la spina nel fianco dell’amministrazione comunale messinese. Si sprecano le proposte per una riforma del settore senza tuttavia venirne a capo. “L’unico che ha cercato di fare una riforma è stato l’ex commissario Gaspare Sinatra che voleva creare il Cissa, il consorzio intercomunale per i servizi socio-assistenziali”, ha detto il consigliere Libero Gioveni. La sua proposta è quella di creare un consorzio pubblico, una società Multiservizi in house per i servizi sociali, un progetto che al Comune non è riuscito per accorpare sotto l’ombrello dell’Amam, Messinambiente-Ato e società satellite.

Angela Rizzo, di Cittadinanzattiva, per un mese appena consulente a titolo gratuito della giunta Accorinti, fa di più. Propone di tornare all’Istituzione Servizi Sociali, la struttura che gestiva servizi per una sessantina di miliardi di lire ai tempi della Giunta Providenti. Motivazione? “C’è mancanza di trasparenza amministrativa”. Segnalazioni di Cittadinanzattiva sono finite all’Anac, insieme
ad alcune anomalie nei bandi “Il bando da 18 milioni di euro sulle periferie – denuncia la Rizzo – è stato pubblicizzato solo per 12 giorni e non 35 come prevede la legge”.

Eppure all’Urega, la commissione provinciale che cura gli appalti sopra soglia comunitaria, sono arrivate ben trentuno offerte per una raffica di bandi sui servizi sociali, sette in tutto, promossi da Palazzo Zanca per l’importo di 16 milioni di euro. Ma, come d’incanto, a presentarsi sono spesso gli stessi interlocutori aziendali, cooperative sociali di volta in volta vicine a questo o a quel gruppo politico, che determinano lotte strenue per l’aggiudicazione a base di percentuali minime di ribasso.

Ora tutto questo “affaire” sta per finire in un tavolo allargato all’Ispettorato provinciale del Lavoro, ente di vigilanza dove continuano a piovere richieste di assistenza da parte di lavoratori estromessi dai turni di lavoro a seguito di bandi di gara assegnati poi ad imprese che rispettano solo in parte le cosiddette “clausole di salvaguardia”, cioè l’impegno a riassorbire i dipendenti precedentemente impegnati ai servizi da svolgere. (Leggi l’articolo completo sul settimanale 100Nove Press in edicola o attraverso l’area abbonati)

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial