Caos all’Istituto musicale Vincenzo Bellini di Catania. Il polo di “altissimo perfezionamento”, partecipato dal Comune e ad un passo dalla statalizzazione, è stato travolto da un’inchiesta che ha portato a 23 arresti (6 in carcere e 17 ai domiciliari) ed a un sequestro preventivo di 14 milioni di euro.

L’indagine denominata “The Band“, vede il coinvolgimento di 38 persone, indagate a vario titolo per i reati di peculato continuato, di ricettazione, riciclaggio e di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Gli arrestati sono Giuseppa Agata Carrubba, responsabile dell’ ufficio di Ragioneria (indagata per peculato); Fabio Antonio Marco, marito della Carrubba (indagato per peculato, ricettazione, riciclaggio), considerato il promotore dell’organizzazione a delinquere finalizzata al riciclaggio; Vita Marina Motta, responsabile della segreteria didattica dell’ Istituto fino al maggio 2016 (indagata per peculato); Lea Marino, responsabile dell’ ufficio del Personale fino al maggio 2016 (indagata peculato); Sergio Strano, ritenuto dagli inquirenti l’organizzatore dell’ associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio; Giancarlo Maria Benvenuto Berretta, legale rappresentate di più società che solo apparentemente avrebbero fornito beni e/o servizi all’Istituto musicale (ritenuto concorrente nei reati di riciclaggio e partecipe della presunta associazione a delinquere). Ai domiciliari invece Paolo Di Costa e Roberto Vito Claudio Russo, entrambi dipendenti dell’ Istituto, indagati per peculato; Vito Enrico Barbuto, Roberta Marco, Valentina Piera Mazzarino, Davide Palmisciano, Francesca Sanfilippo, imprenditori concorrenti nei reati di riciclaggio; Massimo Vecchio, Francesco Antonio Nicoloso, Salvatore Rizzo, Marco Garufi, indagati per reati di riciclaggio e di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio; Francesco Marco, Alfio Platania, Luigi Platania, Antonio Munagò, Raffaele Carucci, Massimo Lo Rosso, sempre imprenditori indagati per riciclaggio.

L’ Istituto, secondo le conclusioni degli inquirenti, sarebbe stato utilizzato come un vero e proprio bancomat da dipendenti e funzionari, che avrebbero usufruito di premi di produzione per diverse centinaia di migliaia di euro, contribuendo al depauperamento dell’ Istituto pubblico catanese, minandone seriamente la solidità finanziaria. Le azioni di appropriazione di finanziamenti pubblici, destinate al soddisfacimento delle più disparate esigenze personali (viaggi, gioielli e abbigliamento d’ alta moda), sarebbero continuate indisturbate dall’ottobre del 2007 fino al febbraio del 2016: circa 10 milioni di euro in 9 anni.

Altri 4 milioni sarebbero stati sottratti grazie alla complicità di un reticolo di 20 imprese commerciali compiacenti che avrebbero aperto conti correnti e carte prepagate nei quali far affluire il denaro sottratto. In un secondo momento, attraverso operazioni di home banking, di emissione di assegni e di prelevamenti in contanti, avrebbero disposto dei fondi illecitamente acquisiti per la restituzione e il reimpiego a favore degli stessi indagati. Le indagini sono scaturite proprio da una denuncia presentata da alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione e dall’attuale Direttore Amministrativo del Bellini.

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