Riflettevo in questi giorni, sulle mie origini, mentre impazzava il duro braccio di ferro sulla possibile scarcerazione di Totò Riina. Riflettevo sulla circostanza per la quale io sono qui in Lombardia e moltissime persone, che francamente non assumerei neppure come addetti all’anticamera nel mio studio, coprono nella nostra regione posizioni di tutto riguardo.

Dobbiamo a loro il suo stato comatoso. Non mi lamento del mio destino, sono partito per necessità,
quando avevo 19 anni ma, dopo un periodo di adattamento, in Lombardia credo di avere trovato la mia
dimensione, tanto che il prossimo libro, dovrebbe essere il ventesimo, vorrei dedicarlo a Milano, con la motivazione che, senza chiedermi da dove venissi, è stata generosa e paziente con me. Soprattutto paziente. Avevo tutti quei difetti, a cominciare dalla presunzione, tipici di molte persone che conoscevo e che adesso non sopporto. Non sopporto i difetti, non le persone, perché non riesco a fare a meno di
amare le mie radici, con tutto quello che vi è attaccato, anche le persone, diverse delle quali sono amiche fraterne.

Sono quei difetti, che nel frattempo si sono radicalizzati nella nostra gente, che oggi non mi permettono di distinguere tra Totò Riina e gli (apparentemente) onesti, ma soprattutto mi fanno domandare chi davvero è innocente. Quell’uomo che sarebbe in fin di vita e avrebbe diritto ad una morte, così afferma la Cassazione, “dignitosa”, in realtà è un mostro, questo non lo dicono i giudici ma la sua storia, una scossa
di terremoto fuori scala, tuttavia nelle altre tacche della scala ci siamo tutti noi, siciliani, in bella mostra.Non nasce per caso un mafioso di quella fatta, il boss dei boss non spunta come un fungo nel bosco dalla sera alla mattina, in realtà è il risultato ultimo di progetto industriale di vaste proporzioni, di un progetto civile che è stato sviluppato tenacemente da tutti i siciliani, ovviamente con diversi gradi di responsabilità. Infatti, appena sotto il gradino più alto di quella scala, ci sono proprio quei cittadini che si sono genuflessi a qualcuno, in cambio di un favore, in genere un posto di lavoro, per sé o per un congiunto, ne conosco tanti, parassiti di cui mi sono progressivamente liberato, senza dare spiegazioni.

Li lascio alle loro domande, che non avranno mai coraggio di pormi. Li considero i più grandi
complici di Totò Riina, proprio così. Sono stati loro e tutte le persone come loro, individui senza dignità per lo più, a inventare quei veri fenomeni che si sono mangiati la Sicilia privandola di ogni speranza di futuro, perché, spiace dirlo, di futuro non ce n’è. Se nessuno avesse comprato il prodotto di Riina e dei suoi pari, loro avrebbero chiuso bottega, invece, grazie ai genuflessi, l’abbiamo chiuso noi, chi andandosene per sfinimento, chi restando senza prospettive. Qualcuno si aspetta che me la prenda coi politici siciliani, che li metta più in alto dei cittadini, in quella scala del disonore, invece loro stanno più in basso, sono solo il logico corollario di quanto detto sopra. Una volta stabilite le regole
del gioco, la qualità dei politici non poteva che essere quella che misuriamo ogni giorno, per governare
un sistema del genere non ci vogliono dei geni, funziona da solo ed è pure efficiente, giacche alla
fine riesce a raggiungere il suo scopo, auto-annientarsi. Nel sistema c’è spazio anche per un certo numero di amministratori incapaci ma onesti, infatti se l’emergenza è la disonestà, si rimedia eleggendo una persona onesta, non importa se non è in grado di svolgere il suo compiti, è onesto e basta, sempre meglio di qualcuno disonesto.

Per la competenza c’è tempo. O forse no. Dunque Totò Riina merita una morte dignitosa. Di sicuro, la sua buona battaglia l’ha combattuta, e vinta. La continueranno i suoi eredi, coloro che con le loro piccole e grandi truffe quotidiane, con le loro miserabili illegalità ai danni dei vicini di casa, cioè dei
loro concittadini privi di santi in paradiso, l’hanno aiutato. Nei posti pubblici se ne trovano a tonnellate. Avranno diritto a una morte dignitosa anche loro, quando sarà il momento, conosceranno in quell’istante, finalmente, la dolce compagna che li ignorò in vita, la dignità.

Share: