Sul passato dell’appalto e della gestione del Cara di Mineo non tutto è stato ancora chiarito. E,
anzi, dalle carte emerge un quadro, non ancora noto, “inquietante e preoccupante”. Tanto da far pensare ad un nuovo commissariamento.

A parlare è il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ascoltato lo scorso 18 maggio dalla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate. Il presidente, infatti, ha spiegato che l’ente si sta occupando di verificare la possibilità di un commissariamento ai sensi del decreto legge 90/2014, che “in presenza di rilevate situazioni anomale e comunque sintomatiche di condotte illecite o eventi criminali attribuibili ad un’impresa aggiudicataria di un appalto per la realizzazione di opere pubbliche, servizi o forniture” consente all’Autorità di intervenire in modo diretto. Possibilità accarezzata anche in considerazione di quanto emerge da un “appunto” che Cantone ha ricevuto dall’ufficiale di collegamento, il generale della Guardia di Finanza Cristiano Zaccagnini.

Un “appunto molto inquietante e preoccupante, maggiore di quello che emerge dalle notizie di stampa, soprattutto per la lunghezza di questo appalto, che è sicuramente fatto, almeno in alcune fasi successive,
in modo regolare, ma ha verificato una continuità che comunque qualche perplessità la evidenziava fin dall’inizio”. Era il 2015 quando Anac si pronunciò su quel bando, con pareri pesantissimi. “Verificammo – ha detto Cantone – che il bando era stato costruito in modo tale da escludere completamente la concorrenza. In particolare, il bando era stato costruito con una logica unitaria, senza divisione di lotti, richiedendo una serie di presupposti anche specifici, per esempio il centro di cottura a una determinata distanza, nonché una qualità e una quantità di attività che potessero essere fatte. Lo dico perché ex post è anche più facile: mancava semplicemente che indicassero anche il nome diretto del vincitore. Era un classico bando ‘su misura’… Soprattutto il criterio della gestione unitaria, al di fuori di lotti, e l’individuazione di un unico operatore rappresentavano un criterio che, di per sé, eliminava completamente la concorrenza. Come è noto, infatti, nel Cara di Mineo ci fu un’unica offerta con un ribasso dell’1 per cento” (scopri tutti i retroscena sul settimanale 100Nove Press in edicola o attraverso l’area abbonati).

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