Il Gattopardo in poesia

A sessant’anni dalla morte (23 luglio 1957), Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo celebre romanzo
Il Gattopardo continuano ad essere un effervescente, dinamico e vivace cantiere sempre aperto in cui i lavori di scavo, ricerca, destrutturazione, interpretazione e ricostruzione della complessa narrazione tomasiana sembrano non finire mai, riservando peraltro novità e sorprese in passato sfuggite anche ai più attenti e rigorosi analisti dell’opera letteraria che l’aristocratico scrittore siciliano ha consegnato alla cultura mondiale, senza tuttavia goderne lo straordinario successo giunto post mortem. Ad ampliare e arricchire il “cantiere tomasiano” da qualche settimana è approdato nelle migliori librerie “Il Gattopardo in poesia” (NeP edizioni, Roma) di Maria Elena Florio, raffinata poetessa e autrice palermitana che, nel suo originale percorso di sperimentazione poetica, ben volentieri si è lasciata avvolgere dal fascino
senza tempo del mito lampedusiano e condizionare dall’assidua frequentazione di quello straordinario
luogo dell’anima che è Villa Piccolo di Calanovella.

“Ogni parola è pesata e ogni episodio ha un senso nascosto”: così, Tomasi di Lampedusa scriveva, nel lontano 1956, ad un amico a proposito del suo Gattopardo, al quale stava ancora lavorando. Ciò appare tanto più vero a quanti ben conoscono la vita vissuta dello scrittore, soprattutto quella poco raccontata o addirittura ignorata dai biografi ufficiali, i quali sempre hanno preferito indagare e riferire soltanto dell’influenza palermitana sulla stesura del romanzo ritenuta più significativa e, a torto, trascurare altre pur presenti influenze locali, giudicate di corto respiro o addirittura marginali, quando invece emerge evidente l’esigenza di allagare e approfondire lo studio de Il Gattopardo nei dettagli, superando definitivamente la parziale lettura del romanzo che fin qui si è voluta dare. Ecco, “Il Gattopardo in poesia” di Maria Elena Florio, nell’ambito di quell’interminabile cantiere di cui si diceva, mai interrotto in sessant’anni, si configura proprio come un originale e anche insolito contributo per una prospettiva nuova di lettura o di rilettura del romanzo di Tomasi. Cioè, una chiave interpretativa che l’autrice generosamente offre ai lettori attraverso la rielaborazione in versi dei passaggi più significativi del racconto gattopardiano.

Senza dubbio, possiamo definire il lavoro della Florio una personalissima quanto efficace esplorazione del romanzo che scaturisce, come la stessa autrice confessa nella prefazione al suo libro, “Principalmente dall’amore per i personaggi, per i luoghi, per uno scritto che, storico o no che sia, chi ha avuto la ventura di leggerlo, sente le vibrazioni che produce, lo avverte come suo (scopri tutti i retroscena sul settimanale 100Nove Press in edicola o attraverso l’area abbonati).

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