Crocetta, onda su onda

Da qualche settimana, da quando è stato sentito per quattro lunghe ore dai magistrati che indagano
sul caso Liberty-Lines, la società dell’armatore Ettore Morace sospettata di avere ricevuto servizi di favore da apparati politico-burocratici della Regione, il governatore Rosario Crocetta dopo avere
dimissionato, all’uscita dall’interrogatorio, l’assessore regionale alle Infrastrutture Giovanni Pistorio, si è zittito.

Ha ripreso a parlare senza toni concitati per rispondere al cantante rap Jovanotti, che ha sposato la lotta del regista Pif sui disabili siciliani, che le indennità a favore degli svantaggiati “sono in corso di erogazione”. Poi, più nulla. Ha imposto le dimissioni a Pistorio, nonostante quest’ultimo si sia scusato “per i toni da caserma” utilizzati al telefono a proposito delle trasferte a Filicudi del presidente, isola per la quale Crocetta ha chiesto un potenziamento delle corse, mentre Pistorio, intercettato, ironizzava sul
tipo di legame e di trasporto che portava Crocetta a Pecorini e dintorni. Crocetta, distaccato, ha commentato: “Battiato s’è dimesso per molto meno….”. Il cantautore catanese infatti aveva detto che in Parlamento c’erano molte troie… E dopo le furiose polemiche Crocetta aveva accettato le dimissioni
di Franco Battiato, artista apprezzato anche dal Papa, senza esitazione alcuna. L’accusa che viene mossa a Crocetta, possibile corruzione elettorale, è quanto mai imbarazzante per un presidente che proprio della “manciugghia” ha fatto il leitmotiv della sua precedente corsa a Palazzo d’Orlèans. Ora proprio questa accusa gli viene mossa per alcuni “liberi” contributi elettorali erogati al suo movimento “Riparte- Sicilia” da parte non solo di sostenitori che hanno pagato piccole cifre in contanti, ma anche di “contributor” come l’armatore Ettore Morace che hanno fatto bonifici di 5000,00 euro a favore del movimento di Crocetta e che poi sono stati premiati, in occasione della festa dell’Autonomia siciliana, come “azienda d’eccellenza” del panorama siciliano. Proprio i conti del movimento e delle persone vicine al presidente sono stati passati al setaccio dagli investigatori e gli investigatori hanno notato più di una discrasia contabile: alcuni contributi sono stati inviati al conto corrente dedicato di “Riparte Sicilia” senza che Crocetta, come succedeva all’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, ne sapesse nulla? Per fare luce su questi e altri aspetti e sulle risultanze dei vari interrogatori degli indagati che hanno portato l’inchiesta ad essere smembrata in tre tronconi, un pezzo per competenza a Trapani dove si sarebbero
consumati alcuni reati di cui è stato chiamato a rispondere il candidato sindaco, ora al ballottaggio, Girolamo Fazio; un’altra parte finita a Perugia, dove un carabiniere in servizio al nucleo di tutela dei beni culturali si sarebbe prestato a una operazione di “dossieraggio” contro Ettore Morace, promossa dall’armatore Sergio La Cava che avrebbe poi favorito l’assunzione, successivamente avvenuta, della figlia del militare in una società del gruppo Franza; si è deciso di fare un vertice di magistrati a Palermo, la procura diretta da Francesco Lo Voi che ha dato l’imput alle indagini (scopri tutti i retroscena sul settimanale 100Nove Press in edicola o attraverso l’area abbonati).

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