MESSINA. Una storia di xenofobia e mancanza di rispetto per l’arte attraversa la sorte di due opere legate alla Street Art, due murales che sono stati commissionati dall’azienda Miscela d’Oro situata in area Zir. I due autori delle opere sono Michela De Domenico e Daniele “Vis” Battaglia, portatori di colore sul murales stinto dell’impegno sociale in ambito culturale e artistico nel messinese. Le rappresentazioni raffigurano – o raffiguravano, prima degli atti di vandalismo – scene legate alla tematica dell’immigrazione, con la presenza di personaggi dalla pelle scura.

«I murales sono stati deturpati solo nelle parti che raffiguravano i personaggi di colore, – ha spiegato Daniele – difficile credere che siano atti vandalici generici. Gli atti di vandalismo generalmente colpiscono l’intera opera. In questo caso, invece, si è di fronte a un lavoro premeditato e accorto»
«Possiamo quasi definirli atti di razzismo organizzato», ha riassunto efficacemente Michela. Non è il primo caso di vilipendio della Street Art misto a xenofobia. Daniele ha ricordato l’evento votato all’abbellimento delle pensiline delle fermate del tram, interessato da atti vandalici simili.

Foto di Rita Malta

«Avevo ritratto due scene sulle pensiline di una stessa fermata: una con gli emigranti italiani, una con gli immigrati contemporanei. Un gruppo, che si è firmato “Skin Heads Messina”, ha apposto degli adesivi sui ritratti dei migranti di colore. Ho provveduto a staccarli e, puntualmente, quei poster sono ricomparsi. Inutile dire che anche ragazzi senegalesi che hanno visto ciò che si nascondeva sotto le affissioni sono rimasti basiti nel dedurre le motivazioni per cui erano stati coperti i volti degli uomini di colore. Non gli è stato rivolto proprio un messaggio edificante di benvenuto e integrazione». Daniele ha ricordato che «Bisogna spezzare una lancia a favore dei cittadini dallo spiccato spirito civico che, in seguito, si sono impegnati a staccare quei poster. Questo è sintomo del rispetto per il lavoro altrui e del desiderio di condivisione di messaggi positivi da parte di molti».

Nella conversazione con i due artisti è risaltata la labile linea di demarcazione tra vandalismo e razzismo. Entrambi i comportamenti sono deprecabili tout court, ma i razzisti hanno l’aggravante di fomentare l’odio e la chiusura al dialogo con altre culture ed esperienze di vita. Lo scempio operato da tali detrattori dell’arte ha fatto riflettere i due artisti sull’opportunità di recuperare le opere o lasciarle in questo stato, per veicolare un messaggio a ricordo della bellezza che viene fatta sfiorire da atti tanto scriteriati, quasi disumani.

L’opera originaria e dopo essere stata imbrattata. Foto di Rita Malta

«L’opera così deturpata è uno specchio che riflette la crudezza della realtà – afferma Michela – Involontariamente, i vandali hanno creato arte, una stratificazione di orrore xenofobo sulla bellezza che si cela dietro le macchie lasciate dai vandali». «Ma ammettiamolo – completa Daniele, con tono amaro – è difficile credere che esista veramente dell’arte in persone simili»

Nonostante l’amarezza che la vicenda ha suscitato in loro, i due artisti non si sono ritenuti sconfitti, ma anzi sentitamente decisi nel continuare ad impegnarsi in quella che si profila come una “lotta” per il trionfo della civiltà, dello spirito critico maturo, del rispetto, virtù sempre più rare anche in tempi tanto civilizzati come i nostri, come ci si ostina a ritenerli.

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