Taobuk, un avvio che regala emozioni. Con la perla Yehoshua

Il teatro greco di Taormina si è prestato ancora una volta a fare da cornice pittoresca di uno dei tanti eventi culturali che animano la zona ionica siciliana. Il Taobuk si è aperto con una pirotecnica rosa di ospiti, presentati da Alessio Zucchini e Antonella Ferrara.

Intervallati da brani lirici e classici, magistralmente eseguiti dall’Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania,  gli interventi di Gianni Amelio, Luigi Lo Cascio, Domenico Starnone, Nicola Gratteri, Christian De Sica e Abraham Yehoshua, per poi concludere con il concerto della cantante Noa, hanno animato risalto alla kermesse taorminese. Il leitmotiv della rassegna letteraria è il rapporto Padri e Figli, analizzato sinteticamente in ogni sua declinazione durante la cerimonia.

Gianni Amelio, regista del film La tenerezza, ha evidenziato, per mezzo del suo ultimo prodotto, i rapporti spesso conflittuali che sorgono tra i membri di una famiglia. Nel corso della discussione sui contenuti de La tenerezza, è risaltata l’idea per cui, molto spesso, l’origine dei rapporti conflittuali affonda le sue radici in una difficile relazione con sé stessi. Una nota di profondità di spirito si è rilevata nella sua affermazione «Sono stato un pessimo figlio, per questo credo di essere stato un buon padre», ha detto con evidente e apprezzata modestia.

Un profluvio di argomenti ha animato la conversazione con Abraham Yehoshua, autore israeliano di fama internazionale. L’apice della conversazione si è raggiunta considerando il tema della perdita. La perdita di qualcosa, ma soprattutto di qualcuno, è stata al centro di un confronto sull’amore e sulla guerra. Entrambi i concetti sono collegati, nelle parole rivolte al pubblico da Yehoshua: le guerre israelo-palestinesi – ma anche tutti gli altri conflitti – hanno tolto la vita ai bambini, sottraendoli all’amore dei parenti. «Molti genitori riescono ad andare avanti, ma ce ne sono molti di più che rimangono annientati da un’esperienza, da una perdita simile», ha spiegato l’autore, «In un mio romanzo ho parlato di una coppia che aveva perso un figlio. Il marito della coppia, pur di far tornare felice la moglie devastata da tale perdita, le ha cercato persino un amante. Sembra strano, ma anche questo è un segno d’amore».

Yehoshua ha aggiunto che «L’amore non viene automaticamente, si accresce poco a poco, con impegno e dedizione. Alle volte non è neanche solo un lavoro di coppia. Gli amici hanno cementato il rapporto tra me e mia moglie, venuta a mancare otto mesi fa. È certo che un rapporto si può rompere, ma ciò non priva della sua validità quanto detto prima». Un appello a riscoprire la bellezza della letteratura italiana è provenuta dallo stesso Yehoshua, che ha ricordato con piacere il suo approccio alla letteratura, «Il mio padre culturale è De Amicis, dinanzi alle cui parole piangevo, quando mio padre me ne leggeva le opere quando avevo sei anni. Il sentimento descritto da De Amicis era molto umano, profondo. Senza di lui non sarei riuscito a piangere e ad amare la letteratura. Voi italiani dovreste saperlo apprezzare di più»

 

Un tema molto sentito, specialmente al sud, è stato sollevato da Nicola Gratteri, che ha delineato i nuovi caratteri assunti dalle mafie. «La ‘Ndrangheta è la mafia più potente d’Italia, agisce più con la corruzione che con la violenza. La mafia – ha continuato a spiegare – si è globalizzata. La mafia pensa all’Europa come un unico Paese, un unico campo d’azione, a differenza degli Stati europei che faticano a coordinare le loro attività, specialmente quelle riguardanti la sicurezza interna. In Europa non c’è la cura della vigilanza sul territorio».

Una curiosità particolare, che Gratteri riprende dal suo ultimo libro Padrini e Padroni è la nuova frontiera economica delle mafie «Anche il mercato del calcio, soprattutto per le squadre più piccole, è un campo fertile per le mafie. È sbagliato pensare che le mafie agiscano nel silenzio. Sono un fenomeno evidente, che ha bisogno di pubblicità, come i prodotti in TV. La mafia acquista e punta sulle squadre e sulla loro crescita. Nei luoghi in cui non c’è nulla, la squadra di calcio vincente è un punto d’onore a favore del potente di turno»

Critiche severe le ha rivolte anche alle dinamiche che si sono osservate nell’ambiente universitario. «Molti figli di mafiosi si sono laureati con la pistola sul banco e con la corruzione. Messina negli anni Ottanta era una città in provincia di Reggio Calabria, non una città siciliana», ironizza amaramente, facendo riferimento all’influenza che la mafia calabrese ha avuto sul capoluogo peloritano. L’ultima analisi ha riguardato le radici storiche del fenomeno mafioso: «La mamma aristocrazia ha creato un mostro, la mafia. Poi la mafia si è mangiata la madre».

A seguire ha fatto il suo ingresso sul palco Domenico Starnone, che ha parlato dei suoi libri Lacci e Via Gemito, in cui vengono delineate varie dinamiche con cui si estrinseca il rapporto padre figlio. Le trame dei due libri denotano due esperienze diverse, in cui le apparenze non sempre coincidono con la vera essenza della relazione familiare. In Via Gemito il padre è violento, ma in fondo pieno di umanità; in Lacci il padre è amorevole, ma vive e fa vivere un’esperienza tremenda ai propri figli, nel corso della separazione con la moglie, a causa della presenza di una nuova donna. «La famiglia è il nucleo fondamentale di una società, ma ripensando a Lacci, sono convinto della necessità che la famiglia debba essere rifondata», ha affermato Starnone, per poi concludere «un genitore vero ripensa al suo essere stato figlio, non pensa a una cesura netta con ciò che è stato prima di avere un figlio»

Due intermezzi nella cerimonia sono stati egregiamente occupati dalla presenza di Luigi Lo Cascio, che ha letto un testo tratto da Uno, nessuno e centomila (di Luigi Pirandello, di cui ricorre il 150° dalla nascita), incantando la platea con le sue doti interpretative, e una poesia di Salvatore Quasimodo, intitolata Al padre, dedicata al genitore morto durante il terremoto di Messina del 1908.

Pioggia di applausi scroscianti hanno accolto la presenza di Christian De Sica, che con un savoir faire da vero leone del palcoscenico ha allietato con battute esilaranti il pubblico. Non sono mancati gli aspetti tragicomici, in cui l’attore ha mitigato la narrazione degli ultimi momenti passati al fianco di suo padre, Vittorio De Sica. Sono stati numerosi gli aneddoti che ha raccontato, riguardanti il rapporto con suo padre e con i suoi figli, l’infanzia vissuta insieme a De Sica padre ed i primi passi nel mondo dello spettacolo, seguiti e curati magistralmente, con particolare serietà.

La cerimonia si è conclusa con il concerto di Noa, che ha catturato l’attenzione degli astanti, li ha incantati con la sua voce e l’originalità della sua produzione artistica, molto legata alla divulgazione di messaggi a favore della pace e dell’incontro di più culture. Si potrebbe descrivere la riuscita dell’evento con una nota di spirito di Abraham Yehoshua: «Normalmente a quest’ora starei dormendo – erano le undici e mezza circa – sarei nell’ora del mio secondo sogno. È come se adesso stessi sognando ad occhi aperti. Taormina e questa serata sono un sogno».

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