Mettere in scena la drammaturgia antica è sempre rischioso: da un lato troppe cose sono andate perdute definitivamente per avere piena contezza di come avvenivano le rappresentazioni, d’altra parte però troppa (e troppo importante) tradizione se n’è nutrita per secoli per confinarla nel limbo di ciò che è stato e che non sarà mai più.

Né totale identità quindi, né totale alterità. Forse è facile capirlo concettualmente, meno facile è, probabilmente, trovare sulla scena un giusto equilibrio tra queste polarità. E poi c’è una differenza davvero sostanziale tra le tragedie e le commedie: le tragedie hanno avuto sin dalla loro prima concezione una funzione paradigmatica, spirituale, nobilmente politica, morale, persino filosofica ma sempre rigorosamente distante dalla minuta contingenza della cronaca; la commedia greca no, almeno quella relativa al segmento più antico della sua tradizione (V e prima metà del IV secolo) quella, per intenderci, di quel genio assoluto che è stato Aristofane. Le commedie di Aristofane sono in massima parte legate alla dialettica politica e culturale della sua Atene, agli scontri contingenti, alla polemica antidemocratica, ai nemici giurati del commediografo ovvero ai capipartito democratici (Cleone, più tutti) demagoghi e fanatici, a Euripide, ai sofisti. A voler trovare paradigmi in Aristofane lo sguardo dobbiamo rivolgerlo piuttosto alla forma delle sue commedie, quasi fossero una primitiva, possente e universale enciclopedia della comicità, non tanto ai contenuti. Se si ha presente questa dinamica è più facile accedere alla comprensione piena di uno spettacolo legato a un testo di Aristofane. Ed è una delle commedie più famose di questo straordinario drammaturgo, ovvero le “Rane” (andata in scena nel 405 e qui nella traduzione di Olimpia Imperio), quella che andrà in scena dal 29 giugno al 9 luglio al Teatro Greco di Siracusa.

La sintesi della trama che ne fornisce l’inda è breve è perfetta: «Dioniso, il dio del teatro, si reca nell’oltretomba per riportare alla vita Euripide. Il viaggio si conclude con l’arrivo di Euripide ed Eschilo
intenti ad un litigio furioso per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. A giudicare è Dioniso che, scegliendo di anteporre il senso della giustizia e il bene dei cittadini alle proprie preferenze personali, finisce per dare la palma della vittoria ad Eschilo, egli rappresenterà il salvatore di Atene dalla situazione disastrosa in cui si trova. Eschilo accetta di tornare tra i vivi lasciando a Sofocle il trono alla destra di Plutone, a patto che non lo ceda mai ad Euripide». La regia dello spettacolo è stata affidata a Giorgio Barberio Corsetti, ovvero a uno registi più autorevoli e raffinati della scena nazionale. Accanto a Barberio Corsetti è altrettanto importante l’equipe che ha lavorato a questo allestimento: Massimo Troncanetti per le scene, Francesco Esposito per i costumi, i “SeiOttavi” per le musiche, Igor Renzetti per le riprese video. Per quanto riguarda infine gli artisti in scena ecco il cast: “Xantia” Valentino Picone, “Dioniso” Salvo Ficarra, “Eracle” Roberto Salemi, “Morto” Dario Iubatti, “Caronte” Giovanni Prosperi, “Corifeo” Gabriele Portoghese, “Eaco” Francesco Russo, “Servo” Dario Iubatti, “Ostessa” Francesca Ciocchetti, “Platane” Valeria Almerighi, “Euripide” Gabriele Benedetti, “Eschilo” Roberto Rustioni, “Plutone” Dario Iubatti; Coro di giovani Tebane: Accademia d’Arte del Dramma Antico, sezione Scuola di Teatro “Giusto Monaco”. Sì, avete letto bene: Salvo Ficarra e Valentino Picone, i popolarissimi beniamini della comicità siciliana al cinema e in TV, saranno protagonisti al Teatro Greco di Siracusa.

Una straordinaria e interessante scommessa per tutti: per il regista che si troverà a dirigere due comici amati e di grandissima riconoscibilità che sarà difficile contenere (o anche solo regolare) nei panni, pur nobilissimi, di Dioniso e Xantia; per l’Istituto del Dramma antico che dovrà dimostrare d’avere voluto fare su questi artisti una grande scommessa teatrale e di non aver ceduto invece ad una piccola furberia; per i due artisti palermitani che con umiltà e consapevolezza, accostandosi al genio di Aristofane e lasciandosi dirigere da Barberio Corsetti, potranno accedere a una dimensione artistica fino ad oggi inimmaginata.

Share: