Le “barriere” di Annalisa

Accade a Licata. E’ una delle poche città siciliane che ha dichiarato guerra all’abusivismo edilizio. Decisione impopolare per decine di cittadini trasgressori. Si sa, la legge è legge e chi non la rispetta viene punito. Ma che dire di un assessore disabile che, preso l’impegno con serietà, non può raggiungere l’ufficio al Comune
senza chiedere l’aiuto di qualcuno?

Nella città dove il sindaco Angelo Cambiano demolisce le case abusive di decine di concittadini c’è Annalisa Gianchetti, di 49 anni, che ha un problema. E’ assessore alle “barriere architettoniche”, ma non riesce a fare abbattere quelle che dallo scorso novembre le impediscono di arrivare con la carrozzella al primo piano del municipio. Da otto mesi, almeno quattro volte al giorno, deve sperare nella “carità di colleghi e impiegati comunali che sollevano a braccia la carrozzella e lei, fanno due rampe di scale e la portano sopra. Concluso il proprio compito istituzionale, ricevendo concittadini e risolvendo seccature, Annalisa Gianchetti
aspetta altri “samaritani” per essere riportata giù. Ma che vita è? “Dipendere dagli altri è brutto, il problema fisico pesa di più, molto di più”, sottolinea l’assessore. Ma lo fa col piglio di chi non chiede compassione, a nessuno. Chi la conosce da tanti anni dice che non è nel suo stile. In realtà, al Comune una stanza tutta sua non ce l’ha. Proprio come gli altri sette assessori. Già. Sono costretti a utilizzare il salone di rappresentanza del sindaco. Al contrario di Carmelinda Callea, presidente del Consiglio, che ne ha una a disposizione, tutta per sé, al primo piano, proprio sullo stesso livello dell’aula consiliare.  Come tanti Comuni siciliani, Licata ha problemi finanziari. Insomma, non ha soldi per l’installazione di un ascensore. E così all’inizio dell’anno l’assessore Gianchetti fa un’istanza alla Regione. Spiega i motivi e nel marzo scorso il presidente Rosario Crocetta, attingendo ai fondi riservati, stanzia i fondi per la realizzazione di un elevatore.
I soldi ci sono, finalmente. Manca soltanto il nullaosta della soprintendenza ai Beni Culturali, perché il palazzo del Municipio, che si affaccia su piazza Progresso, è un “gioiello” liberty, firmato dell’architetto Ernesto Basile. Arrivano i periti da Agrigento, fanno il sopralluogo, dichiarano che non ci sono impedimenti e indicano il posto per l’installazione. Lo stesso giorno, l’ingegnere capo dell’ufficio tecnico del Comune nomina il responsabile unico del procedimento (Rup), che redige il progetto. Ma non può andare avanti, perché l’elevatore si ferma davanti all’ufficio del presidente del Consiglio. E non è un problema da poco, perché non è che può essere “sfrattato” dall’oggi al domani. Il presidente, Carmelinda Callea, riunisce i capigruppo consiliari per discutere quello che è ormai diventato
un caso politico. Alla fine dell’incontro, Callea fa sapere che è disponibile a lasciare la stanza, ma soltanto quando il sindaco gliene metterà a disposizione un’altra sullo stesso piano. Ma, attenzione, “deve essere di almeno 20 metri quadrati”.

E’ giusto, non è giusto, non lo sappiamo. Ah, stavano dimenticando di dire che la stanza del sindaco è di poco più di 10. Come dire che se Cambiano dovesse ricevere tre persone, una dovrebbe restare in piedi, perché non c’è lo spazio per la terza sedia. Intanto, dall’ufficio tecnico del Comune il geometra incaricato dell’installazione dell’elevatore informa il sindaco che non può procedere ai lavori perché la stanza deve essere sgomberata. Ma il presidente Callea è sempre lì.
“Qualcuno manca di sensibilità. Non c’è collaborazione”, dice al telefono il sindaco Cambiano, che è fuori città, ma “ruba” un paio di minuti a una riunione
tra sindaci della provincia. “Sono qui dalla mattina alla sera per i miei doveri istituzionali. E sempre a disposizione dell’assessore Gianchetti, sia per aiutarla a salire sia per scendere. Ma nei suoi occhi leggo tanto disagio. Avevo pensato che dopo il nullaosta della soprintendenza il problema dell’elevatore si sarebbe risolto in pochissimo tempo. Macché”, dice l’assessore Daniele Vecchio. Carmelinda Callea si è fatta sentire con una lettera, protocollata il 17 maggio. Ha ribadito che “la sua nuova stanza deve essere sullo stesso piano dell’aula consiliare e che sia adibita soltanto a ufficio del Presidente del Consiglio”. Raggiunta al telefono dal cronista non ha voluto commentare il “caso”. Intanto, l’assessore Gianchetti continua ad essere portata a braccia. Chi glielo avrebbe mai detto. Sino a tre anni fa era ispettore capo della polizia di Stato, in servizio al commissariato di Licata. Era sempre in movimento, a caccia di “malacarne”, sfidando criminali e “schivando” proiettili. Purtroppo, non è riuscita a scansare una malattia grave, la sclerosi multipla, che l’ha costretta a lasciare la polizia e affidare i propri spostamenti a una sedia a rotelle.

E’ davvero una brutta storia, no? Annalisa Gianchetti è chiara di pelle e ha un sorriso che contagia. Il sindaco Cambiano le ha affidato una mezza dozzina di deleghe, tra le quali la Protezione Civile, le Politiche Scolastiche, l’Associazionismo, le Varie Opportunità, la Legalità e…le Barriere Architettoniche. E’ madre di due figli, di 22 e 19. Il marito, Serafino Costanza, ha la sua stessa età e le sta sempre accanto. Si potrebbe dire che è la sua ombra. Insomma, la “pedina”. Ma lui è del mestiere, perché è un poliziotto. E’ un ispettore capo.

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