Il protocollo Antoci? Può essere retroattivo

Il protocollo di legalità? Ha valore retroattivo, “anche sui terreni privati”. Lo ha stabilito la III Sezione del Consiglio di Stato, con una sentenza  del 20 luglio 2016, la numero 3300 che afferma che la mancanza di requisiti per l’ammissione ai benefici di legge in caso di inadempienza fa venire meno gli stessi. ”.
La retroattività, così’, comporterà le revoche dei contratti già con soggetti privi di requisiti, peculiarità rilevante se si considera che il protocollo si accinge a divenire legge nazionale, all’interno del nuovo codice antimafia.

Il documento che porta il nome del suo fautore, il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, sarà esteso, dopo l’intera Sicilia, a tutta l’ Italia diventando legge dello Stato, riconosciuto come  uno strumento valido, in grado di affiancare la normativa antimafia già esistente e di consentire alle forze dell’ordine di operare con maggiore forza ed anche in maniera più ampia ed incisiva scoprendo, fondi europei per milioni di euro, spesso in mano ad associazioni mafiose. In settimana il nuovo codice antimafia dovrebbe essere approvato in Senato e poi passerà, si presume entro luglio, alla Camera per l’approvazione  definitiva. Grazie all’applicazione del documento , secondo cui le aziende che vogliono affittare i terreni del Parco devono obbligatoriamente fornire il certificato antimafia ottenuto dalla prefettura, non potendo più autocertificarsi neanche per bandi con importi inferiori a 150 mila euro,  è stato bloccato un business da milioni di euro, utilizzati dai clan mafiosi o dai prestanome  di tutta la Sicilia per conclamare il loro potere, la leadership incondizionata sui terreni e, attraverso la pressione e le minacce, anche sui poveri agricoltori ed allevatori onesti.

 

Francesca Piccolo

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