Io, cacciatore di strumenti musicali antichi

Tra gli 88 tasti, 52 in bianco e 36 in nero dei pianoforti, tra il suono delle note naturali e le alterazioni di bemolle e diesis in percussione di martelletti su corda, ed in pizzico del clavicembalo ed in piccolo del virginale, o gli intervalli di quinta dei violini, creazioni d’arte del liutaio, ed altro ancora, sotto la luce di faretti in sfondo nero si muove Giovanni Paolo Di Stefano, siciliano di Palermo, curatore di strumenti musicali al Rijksmuseum di Amsterdam. Che, classe ’79, un curriculum da brividi d’eccellenza, dal 2014 è in Olanda con il suo talento di studi e ricerca dall’isola a tutto il mondo a “catturare” la magia di strumenti antichi
da collezione.

«Ero andato già nel 2006 per il mio dottorato – prima a Palermo e poi a Roma a La Sapienza – ed ho trascorso circa un semestre all’Aja al museo municipale: primo approccio con l’Olanda. Non pensavo di tornare, fino al 2014 ero a Palermo. Ho fatto il concorso e sono diventato curatore», racconta Di Stefano, 110 e lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo all’Università di Palermo, dottorato di ricerca, conservatorio “Bellini”, docente a contratto ad oggi all’ateneo palermitano e già a Firenze, esperto in Musicologia e storia della musica, Organologia, Conservazione dei Beni Musicali, Museologia Musicale, quasi 50 convegni, 80 pubblicazioni, numerose consulenze in giro per il mondo. Ed ora ad Amsterdam si occupa di gestione, conservazione, presentazione, promozione e sviluppo della collezione di strumenti musicali; ricerca nel campo degli studi organologici e della museologia musicale; organizzazione di mostre, eventi musicali, attività didattiche. Tra le ultime mostre, tra gennaio e febbraio, quella “Huismuziek/Music at Home”, esposizione di strumenti musicali d’uso nell’intimità della casa. «Un allestimento piuttosto rapido dal concept all’allestimento in pratica: meno di 3 mesi – per quella grande circa 6 anni – una piccola mostra, per quanto piccola però i tempi sono stati molto stretti», riprende Di Stefano. Che precisa: «Il focus era soprattutto l’Olanda, il far musica in casa tra’600 e ‘900. Non c’è nessuno strumento di Sicilia. Solo 4 italiani nella collezione di cui sono curatore, invece. In un certo senso ho voluto reindirizzare i miei studi su percorsi diversi. Qui la parte italiana ha una posizione minoritaria: è museo nazionale olandese, c’è 1 milione di oggetti tra tutte le sezioni che fanno la più grande collezione al mondo di opere realizzate nello stesso territorio». Che per il suo lavoro spesso si avvale di siciliani. Per “Music at Home” Gianfranco Di Miceli a restaurar strumenti. «Per questo allestimento l’ho chiamato. È un liutaio di cui sono stato 4 anni fa correlatore della sua tesi in restauro conservativo su un bassetto appartenuto ad Antonio Scontrino, da cui il Conservatorio di Trapani prende il nome. Conosciuto al Conservatorio di Palermo, ho seguito la parte storica della sua tesi: circa una settimana dopo la laurea l’ho invitato ad uno stage ad Amsterdam ed ha lavorato al restauro di alcuni strumenti».

Tra i siciliani anche Lucia Strazzeri, una catanese, con una tesi di laurea magistrale in Musicologia sul Rijksmuseum che ha ricevuto un premio del Rotary di Palermo. Ed ancora Miriam Orlando, restauratrice di Alcamo, laureata in Conservazione e Restauro dei beni culturali all’Università di Palermo, 1 anno ad Amsterdam per una ricerca sui materiali e sulla conservazione di un virginale, – dall’origine del nome non chiara ma spesso collegata all’uso frequente ed in famiglia da parte delle giovani donne – , Ruckers del 1640, esposto nella mostra sulla musica in casa, per uno stage. «Ci sono un sacco di richieste: è un museo molto importante, è previsto vengano offerte queste possibilità, anche borse di studio che attraggono», seguita il curatore. Che ricorda: «In Italia su mostre di strumenti musicali ho fatto varie proposte, ho parzialmente lavorato, come a Siracusa arti figurative con gli strumenti musicali – una delle tematiche su cui lavoro spesso – . Ho fatto tante altre proposte, scontrandomi spesso con la mancanza di fondi, burocrazia. A Palermo mi occupavo più di ricerca. Ormai la mia attività principale è un pò diversa, la ricerca però fa parte del mestiere del curatore e dello storico» (scopri tutti i particolari sul settimanale 100Nove Press in edicola o attraverso l’area abbonati).

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