Quella rivoluzione costata dieci milioni di danni erariali – L’Editoriale

La commissione affari istituzionali dell’Ars ha detto sì al ritorno al voto per le Province, mai davvero abolite, che ora torneranno a riprendersi il loro ruolo. Peccato siano passati quattro anni e quattro mesi, da quando il presidente della Regione Rosario Crocetta annunciò all’Arena di Giletti la soppressione degli enti intermedi, considerati improvvisamente “inutili”.

Oggi non c’è più Giletti alla Rai e Crocetta dichiara volersi ricandidare per “completare la sua opera di risanamento” con la stessa convinzione con la quale i dirigenti del suo partito dichiarano che il governatore ha le valigie pronte. Ma da questa vicenda delle Province, emerge prepotente un dato: la guida rivoluzionaria di Rosario Crocetta, in perfetto stile di irredimibilità gattopardesca, ha prodotto solo parole al vento: “Cambiare tutto, per non cambiare nulla”.
Quella alla quale abbiamo assistito è stata la più grande esercitazione di dilettantismo politico, misto a perfidia istituzionale: gli enti intermedi sono stati commissariati da personaggi scelti di volta in volta non si capisce secondo quale criterio: viceprefetti, colonnelli e generali dei carabinieri in pensione, funzionari disoccupati, ex magistrati incompatibili a caccia di incarichi come Antonio Ingroia.

Gli enti sono stati depotenziati di denaro, ma non di deleghe. Così mentre le procure della Repubblicano indagavano sui dipendenti che timbravano il cartellini prima di andare a fare la  spesa, dietro le scrivanie ci sono seimila dipendenti, spesso depressi, che girano i pollici e non sanno che fare. Mancano i soldi per la manutenzione scolastica, quelli per il trasporto degli alunni disabili e le poche competenze sono ridotte all’osso per la lotta di sopravvivenza: anche il governo ha deciso di prendersi soldi per il Patto di stabilità dagli enti intermedi smunti di competenze ruoli e funzioni. Nella sceneggiata della creazione dei liberi consorzi, che nello Statuto della Sicilia esistono inattuati da appena settanta anni, si sono promossi  anche i referendum: così Mistretta e Santo Stefano di Camastra hanno deciso di andare con Enna, come Gela e Niscemi hanno deciso di sposare Catania, anziché Caltanissetta. Peccato che niente di tutto questo fosse serio. E che alla fine le Province torneranno vive e vegete più di prima, con rilevanza costituzionale e libere elezioni.

Accorinti, Bianco e Orlando, lasceranno l’area vasta e metropolitana e torneranno presto ad essere solo sindaci di Messina, Catania e Palermo. Ma per i neo consiglieri che torneranno a candidarsi una soddisfazione c’è: le Province non  sono considerate più inutili. E a dimostralo c’è il fatto che la prima cosa che i deputati dell’Ars hanno approvato è il riconoscimento del gettone di presenza ai nuovi inquilini degli enti intermedi. Uno scherzo, quello di Crocetta, che finora è costato dieci milioni di danni erariali. Ma se chiedete a lui, il governatore dirà che non è colpa sua: è colpa della politica ( Domani su 100Nove in Edicola)

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