La Divina Dolzedia, il nuovo film di Aurelio Grimaldi

La pellicola firmata dal regista siciliano Aurelio Grimaldi è stata presentata in anteprima al Taormina Film Fest 2017, giunto alla sua fortuna 63° edizione.

La Divina Dolzedia prosegue il filone tematico più volte percorso dal regista, incentrato su esperienze legate all’erotismo e a una visione della quotidianità che si potrebbe definire pasoliniana. Nella sua ultima pellicola, che vede protagonista Dolzedia (Guia Ielo), Grimaldi descrive la vita, i sentimenti e i pensieri di una prostituta catanese.

Il personaggio principale viene circondato da una congerie di personaggi che appartengono a vari contesti sociali. Si ritrovano infatti pubblici ufficiali, professori, giovani ragazzi che hanno abbandonato gli studi, e questo mondo, rappresentato con schietto e disincantato realismo, pone l’accento su quelle che sono le sfumature con cui può apparire la realtà, anche se si pone l’accento sui suoi lati generalmente definiti torbidi e immorali. In riferimento alle sfumature con cui Grimaldi descrive la realtà contemporanea, da tenere in debita considerazione sono le concezioni che il personaggio principale ha della vita. Il suo atteggiamento libertino, in netta antitesi con la morale costretta da determinati stereotipi moralisti tipici meridionali, non è avulso da un ferreo codice morale tutto personale, avvertito e difeso strenuamente dalla stessa Dolzedia “artista dello gnicchi gnacchi”, pratica erotica citata ripetutamente nel corso della pellicola, la cui natura rimane avvolta nel mistero.

Non a caso la “pubblica moglie” di deandreiana memoria (La città bassa) rifiuta il sesso di gruppo, è devota e legata ai precetti religiosi, dimostra un tenero lato materno nei confronti della figlia, che l’aveva ripudiata come madre per il rapporto conflittuale dovuto alla professione della genitrice. Notevole è anche la passione di Dolzedia per le belle arti. La donna non lesina infatti citazioni colte, recite della Divina Commedia e riproduzioni di musica classica e lirica, per lo più legate al compositore tedesco Haendel. Alla visione dozzinale della prostituta ignorante e volgare, Grimaldi contrappone la presenza di una donna che mostra il vero volto dell’essere umano libero da preconcetti sociali e fedele alla morale che discende dalla libera autodeterminazione dell’essere umano, facendo di Dolzedia una professionista foriera di un’idea di erotismo che non appare né edulcorata né volgare.

Anche i personaggi che ruotano intorno alla casa di appuntamenti di Dolzedia ispirano una ricca serie di riflessioni, rappresentando dei filoni trasversali da cui si dipanano sempre nuovi input per arricchire le critiche alla società contemporanea, troppo legata all’apparenza e inconsapevole e spaventata dalla verità che si cela dietro le maschere pirandelliane indossate da ogni individuo e sventolata con orgoglio dalla protagonista.

Con i suoi tocchi umoristici, tragici e poetici, La Divina Dolzedia è sicuramente un film dalle tematiche complesse, che promette di frammentare la critica cinematografica tra detrattori ed estimatori, tipica reazione che viene suscitata da quei film che scandalizzano per la verità che trasudano e per la crudezza intellettuale con cui trattano i loro contenuti.

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