Che siano stati proprio gli incendi a fare da volano all’istituzione dell’ Ente Parco dei Peloritani? Sembrerebbe di si, visto che la Commissione dell’ Ars ha approvato il disegno di legge n. 192 del 2013 che ne prevede la realizzazione. Ora la palla è passata all’assemblea regionale che dovrà esprimere il suo parere vincolante. Nel frattempo però, infuriano le polemiche tra chi vede nel Parco una garanzia di salvaguardia del patrimonio naturale e chi lo considera un inutile spreco di soldi pubblici. La verità, come sempre, sta nel mezzo.

Un’eventuale istituzione del Parco dei Peloritani, oltre alla salvaguardia dei boschi, potrebbe rilanciare il turismo in tutta l’area metropolitana, facendo di Messina una sorta di “Provincia dei Parchi”. Il maxi ente accoglierebbe al suo interno sia il versante peloritano che quello nebroideo, magari con un’unica governance che permetterebbe di ridurre i costi di funzionamento. Di questa ipotesi si sono fatti promotori Palazzo Zanca (nella persona dell’ assessore allo Sviluppo Economico, Guido Signorino), l’associazione Labormetro, i comuni di Villafranca Tirrena, Antillo, Castelmola, Casalvecchio, Scaletta Zanclea, Castroreale e il Presidente del Gal Taormina-Peloritani, che nel Parco vede la possibilità di valorizzare i centri urbani, soprattutto quelli dell’ entroterra.
Contro il Parco invece, si sono duramente schierati il deputato regionale messinese Nino Germanà e il vicepresidente provinciale dei cacciatori, Aldo Cerreti. Sul banco degli imputati ci sono le modalità di gestione dell’ente. Il timore è che nella governance si insinuino personalità politiche che poco sanno di parchi e natura. Poi ci sarà da mantenere i presidenti, i consiglieri, dirigenti e funzionari che costeranno ai contribuenti circa 3 milioni di euro. Non un Parco ma l’ennesimo poltronificio, utile solo all’imminente campagna elettorale. I cacciatori, invece, lamentano il divieto alla loro attività entro i confini protetti del Parco che si estenderà da Barcellona a Giardini.

Share: