Gioco, partita e incontro. Nell’infinita sfida tra Regione Sicilia e laboratori d’analisi, sono ancora quest’ultimi a spuntarla. Palazzo d’Orleans s’è visto bocciare il quarto decreto in 5 anni. Ad imporre l’ultimo stop è stato il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga), giudicando incongruo il limite temporale imposto dal decreto assessoriale che imponeva l’accorpamento dei centri che eseguono meno di 200mila esami l’anno entro il 3 agosto. Pena la perdita della convenzione.

L’ipotesi fusione sembrerebbe definitivamente sfumata: almeno per questa legislatura. Improbabile che il governo Crocetta, in scadenza di mandato, tenti un altro colpo di mano per adeguarsi ai dettami del governo nazionale e agli accordi presi in conferenza Stato-Regioni. Eppure il rigetto di aprile, aveva fatto ben sperare. Il pronunciamento del Cga è stato un fulmine a ciel sereno: i giudici hanno accolto il ricorso mostrando seri dubbi sia sull’arco temporale che sull’adozione del decreto stesso, in quanto la disposizione non rientra nelle prerogative assessoriali ma nella potestà legislativa esclusiva dello Stato. Perplessità in particolare sulla formula della fusione: “contratti di rete”, consorzio di aziende che può usufruire di incentivi e agevolazioni fiscali, a condizione che i centri rinuncino all’autonomia individuale per costituirsi in un unico soggetto. Una soluzione che comporterebbe la perdita dell’accreditamento. Si concretizza invece il ritorno all’accorpamento sotto forma di ATI, che a differenza dei contratti di rete, garantiscono il mantenimento dell’autonomia. Circostanza che i tecnici dell’assessorato non hanno mai escluso. La riforma dei laboratori d’analisi ha radici profonde. Già 5 anni fa, in tempi non sospetti, ci provò l’ex assessore Massimo Russo ma i giudici amministrativi si opposero. Per la precisione, a stoppare il decreto fu una sfortunata coincidenza d’eventi: al varo del provvedimento corrisposero le dimissioni del governatore Raffaele Lombardo e la conseguente indizione di nuove elezioni. Nel 2015 toccò all’assessore Lucia Borsellino che subordinò il mantenimento della convenzione al raggiungimento di almeno 100mila prestazioni l’anno entro il 31 dicembre 2015, da innalzare a 200mila entro il 31 dicembre 2017.

Anche in questo caso il Tar bocciò il decreto a causa della “lacunosità delle previsioni” e della possibile creazione forzosa di posizioni dominanti” che avrebbero favorito la nascita di un “mercato oligopolistico”. Infine Gucciardi, con il provvedimento del 2 ottobre 2016, provò ad adeguare la Sicilia ai dettami del governo nazionale e agli accordi presi in sede di conferenza Stato-Regioni. Concesse 60 giorni di tempo di tempo per presentare istanza di aggregazione, prorogandola poi di sei mesi. Le 600 strutture siciliane sono salve. Potranno continuare ad operare senza il raggiungimento, entro il 2017, della soglia prevista delle 100mila prestazioni e delle 200mila entro il 2018. L’ultimo ricorso è partito da due laboratori di analisi di Aragona (in provincia di Agrigento), che, assistiti dagli avvocati Rubino e Alfieri, hanno lamentato l’esiguità del termine per il raggiungimento della soglia delle prestazioni, la perdita dell’ accreditamento, la mancata consultazione delle organizzazioni di categoria e la violazione dei principi comunitari in materia di concorrenza. Non è un mistero infatti, che tale decreto spianerebbe la strada ad un oligopolio delle strutture più forti. Al ricorso si sono accodati un centinaio di laboratori, difesi dallo studio degli avvocati Salvatore e Tommaso Pensabene Lionti, che hanno spiegato come la Sicilia rappresenti un “unicum” in Italia: nelle altre regioni infatti, all’accorpamento non è corrisposta alcuna perdita di autonomia, del relativo accreditamento individuale e del codice regionale. Dall’Assessorato Regionale della Salute, difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, al momento non è giunta alcuna replica.

Sono trapelate però le intenzioni di Gucciardi, che si è detto pronto a trovare nuove soluzioni che non soffochino i laboratori. Il tanto agognato tavolo di confronto che i sindacati vanno chiedendo da anni, potrebbe finalmente avere luogo.

 

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