Recitava così il telegramma che Benito Mussolini inviò a Primo Carnera all’indomani del vittorioso incontro che il pugile friulano sostenne contro Jack Sharkey al Madison Square Garden di New York e valido per la corona mondiale dei pesi massimi. Era il 29 giugno 1933. Primo Carnera, nel 1930 si era trasferito negli
States ma il verificarsi di un episodio tragico, che lo vide indirettamente protagonista, stava quasi per fargli maturare l’idea non solo di tornarsene in Italia ma anche di smettere con la boxe.

L’antefatto accadde il 10 febbraio del 1933: Carnera, che aveva iniziato la sua esperienza americana con 23 incontri vittoriosi consecutivi, ebbe qualche periodo altalenante nel corso del 1932 ove rimediò anche qualche sconfitta (ai punti, mai per KO) finché, tornato a buoni livelli e facendo fuori man mano i suoi avversari di turno, arrivò fino al punto in cui erano diventati maturi i tempi per sfidare Sharkey per il titolo di campione del mondo dei pesi massimi. Ma Sharkey riuscì a imporre che lo sfidante sarebbe dovuto uscire da una sfida preliminare tra Carnera e tale Ernie Schaaf, di cui era amico personale e che era reduce da una pesante sconfitta: al contempo Sharkey era da un canto riuscito a prendere tempo temendo fortemente l’italiano e dall’altro dava una chance, un’opportunità di rivincita con la sorte all’amico Schaaf. Ed eccoci dicevamo al 10 febbraio 1933, il giorno della sfida fra Schaaf e Carnera al Madison Square Garden di New York. Il pubblico era accorso numeroso, molti gli italiani presenti curiosi di vedere all’opera il loro compatriota in una sfida che avrebbe assegnato la corona di sfidante alla più ambita categoria della boxe. Fin dall’inizio del match Carnera sfoderò il suo celebre sinistro, aveva fra l’altro un allungo maggiore ed era più tempista rispetto a Schaaf, il quale spesso per evitare il sinistro d’istinto abbassava la testa che però era subito preda del montante destro del friulano. Alla sesta ripresa Schaaf colpito dal sinistro di Carnera che lo coglie in pieno mento va al tappeto. Il pubblico rumoreggiava perché deluso dalla breve durata del match, molti insinuavano la combine. Tuttavia Schaaf non recitava affatto e non si alzò da terra neanche dopo trascorsi abbondantemente i dieci secondi di prassi chiamati dall’arbitro. I suoi secondi cercarono di sollevarlo aiutati dallo stesso Carnera, lo condussero all’ospedale ma dopo qualche giorno morì.

Lo shock per Carnera fu enorme, si rimproverava di essere stato la causa di questa sciagura. Trascorse l’intera notte accanto alla bara nella camera ardente dove era stata posta la bara in attesa che venisse trasportata a Boston, dove risiedeva la sua famiglia. Passarono più di tre mesi per poter convincere Primo a salire sul ring per un incontro. Carnera voleva lasciare completamente l’attività pugilistica. Si incolpava della morte di Schaaf. Non si dava pace e, ogni qual volta boxava in palestra, era assalito dalla paura di far male allo sparring partner. Fu solo grazie a un costante lavoro psicologico volto a tranquillizzarlo e a convincerlo che nessuna colpa poteva essere a lui addotta per la morte di Schaaf in aggiunta all’obiettivo della corona mondiale – il motivo per cui si era trasferito oltre oceano – che gli fecero tornare il gusto del duro allenamento in prospettiva Jack Sharkey. Jack Sharkey, di Boston, era di origine lituana (il suo vero nome era Joseph Paul Zukauskas); aveva conquistato il titolo mondiale dei pesi massimi il 21 giugno 1932 nella rivincita con il tedesco Max Schmeling, per un controverso verdetto ai punti. Prima di mettere in palio il titolo con Carnera aveva un record di 35 vittorie, 8 sconfitte e due pari, contro le 74 vittorie e 6 sconfitte dello sfidante. Il 29 giugno 1933, i due pugili si sfidarono al Madison Square Garden Bowl di New York, a Long Island, di fronte a 40.000 spettatori. Al peso, Carnera accusò 118 kg; il campione in carica 91. Già nel primo round, Carnera atterrò l’avversario, che si rialzò immediatamente, evitando il conteggio. L’incontro proseguì abbastanza equilibrato per altre cinque riprese. Al sesto round Carnera atterrò una prima volta il Campione del Mondo, che si rialzò e fu contato dall’arbitro. Subito dopo il pugile italiano colpì in pieno volto Jack Sharkey con un montante destro, mandandolo KO e conquistando la cintura di Campione del mondo dei pesi massimi. Carnera era diventato il primo italiano campione mondiale di pugilato.

Dopo l’incontro, il pugile scrisse due telegrammi di ringraziamento: il primo era indirizzato alla madre e il secondo al Duce che, come già riportato nell’incipit,
rispose prontamente. Nel luglio dello stesso anno Carnera fece ritorno in Italia: viaggiò a bordo del transatlantico Rex e al suo arrivò a Genova oltre duemila persone si erano radunate sul molo ad attendere il campione mondiale dei pesi massimi (bisognerà attendere 56 anni per vedere un altro italiano campione mondiale dei massimi, Francesco Damiani che il 6 maggio 1989 lo divenne riconosciuto dalla WBO, World Boxing Organization). Anche la banda ad attenderlo
e a intonare “Giovinezza” ed altre canzoni patriottiche del tempo. Come egli scese sulla banchina, la folla fece largo, mentre una donna vestita di scuro era fatta passare, protetta da due robusti agenti. Era la mamma di Primo, accompagnata da papà Carnera e da Secondo Carnera, il fratello minore di Primo. La scena fu commovente e contrassegnata da lunghi battimani e, presa sua madre fra le braccia si fece largo tra la folla che continuò ad acclamarlo fino all’albergo. Dopo il riposo i Carnera continuarono il viaggio fino a Sequals (Pordenone) paesino che gli aveva dato i natali (il 25 ottobre 1906) e dove viveva la sua famiglia. Il titolo fu difeso una prima volta in Italia a Roma in Piazza di Siena di fronte a 60000 spettatori contro lo spagnolo Paulino Uzcudun (vittoria ai punti) e una seconda volta negli Stati Uniti, altra vittoria ai punti contro Tommy Loughran. Lo perse definitivamente al terzo tentativo di difesa ed esattamente il 14 giugno 1934 contro Max Baer per un infortunio alla caviglia (che poi si rivelò una frattura) che ne pregiudicò il proseguo del match tanto da costringere l’arbitro a decretare per KO tecnico all’undicesima ripresa la fine dell’incontro. Carnera combatté ancora per qualche anno ma prima il diabete e poi l’asportazione di un rene ne sancirono
la fine della carriera pugilistica. Poi, in un continuo andirivieni fra Italia e Usa, la scelta di cimentarsi nella lotta libera, nel wrestling e nel cinema (19 film in tutto e una tournée con Renato Rascel) fino al definitivo ritorno in Italia una volta diagnosticatagli la cirrosi epatica.

Muore esattamente 34 anni dopo la conquista della corona mondiale dei massimi, il 29 giugno 1967. Riposa a Sequals ove è stato sepolto nella tomba di famiglia. In carriera su 103 incontri ufficiali disputati ne ha vinti 89 (76 per KO), 10 persi e 4 pari.

 

 

 

Orazio Leotta

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