Derivati, la causa Dexia va a Londra

Primi anni 2000, governo Cuffaro. Erano i tempi della finanza creativa e dei contratti derivati che promettevano guadagni facili ed immediati. Le conseguenze sarebbero ricadute sulle future amministrazioni. Nessuno però, poteva immaginare quanto il conto sarebbe stato salato. La Corte dei Conti ha recentemente chiesto al governo Crocetta di creare degli accantonamenti dedicati proprio alla copertura dell’enorme mole di debiti e dei relativi interessi. Rispetto a quanto incassato, la Regione Sicilia deve corrispondere ben 159 milioni di euro agli istituti di credito Nomura, Merrill Lynch, Deutsche Bank, Bnl e Unicredit. E si tratta delle sole passività accumulate dal 2012 al 2016, a cui bisognerà aggiungere gli interessi che continueranno a maturare fino al 2023.

La Regione Sicilia, a differenza di molti altri enti pubblici, non ha provato né a rinegoziare i contratti né a risolverli tramite delle transazioni: si stima che i derivati, fino al giorno dell’estinzione, peseranno per altri 200 milioni. Nella folle corsa alla finanza derivata, Messina non si è tirata indietro. Tra il 2002 e il 2003, l’amministrazione sottoscrisse un accordo swap con la Bnl e la Dexia Crediop. Lo swap è un’operazione finanziaria che prevede lo scambio tra due controparti di flussi di denaro in entrata o in uscita, con l’ impegno di compiere l’ operazione inversa a una data prestabilita. Una manovra che se realizzata con oculatezza, può rivelarsi vantaggiosa nella gestione del debito soprattutto se in fase di ristrutturazione: in molti enti infatti, i derivati hanno consentito una notevole quantità di flussi in entrata. A Messina è successo il contrario. Il contenzioso con la Bnl si è risolto con una transazione tra il Comune e l’istituto di credito che ha permesso di alleggerire la posizione del debitore: la Bnl ha rinunciato alle rate che Palazzo Zanca smise di versare dal 2009 (i cosiddetti flussi insoluti), agli interessi e al versamento delle rate future fino alla fine del 2017, garantendo così un risparmio di 6,2 milioni oltre agli interessi. Il Comune invece, restituirà in “comodissime rate”, tra il 2018 e il 2036, un importo inferiore di 115.000 euro rispetto a quanto aveva ricevuto dalla Bnl tra il 2003 e il 2009.
Con la Dexia invece, l’amministrazione è rimasta imbrigliata in un contenzioso di oltre 16 milioni, di cui 4 milioni 215mila euro sono già stati versati. All’appello ne mancano altri 4.542.000 inerenti ai flussi dovuti non corrisposti e 7.832.000 ai flussi futuri, per un totale di 12 milioni 374mila euro. Il Comune, conscio dell’impossibilità di saldare, ha tentato di annullare in autotutela il contratto, causando la reazione dell’istituto di credito che ha impugnato il provvedimento dinanzi al Tar. Nel 2011 la Cassazione ha giudicato insufficiente l’annullamento, ritenendo inesistente il danno rivendicato da Palazzo Zanca e ha assegnato la competenza al Tribunale di Londra. Nel frattempo, il consulente finanziario Giuseppe Cannizzaro, ingaggiato dal Comune per risolvere la questione, ha stilato una relazione nella quale si evidenziano degli aspetti non rilevati dalle precedenti perizie, per esempio come l’ultima proposta contrattuale di banca Dexia recasse evidenti profili di nullità, configurandosi di fatto non come uno swap, ma come un contratto-capestro.

La vicenda è finita in mano alla Procura della Repubblica che haaperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di truffa aggravata ed usura. Oggi, dopo un lungo
periodo di muro contro muro, l’atteggiamento di completa chiusura di Dexia sembra essermi ammorbidito e si cominciano ad intravedere degli spiragli di dialogo. La speranza del Comune è che si possa arrivare ad una transazione simile a quella condotta con la Bnl che permetta l’alleggerimento della situazione debitoria. Se la strada della mediazione non dovesse ottenere i risultati sperati, le due parti si costituiranno davanti al Tribunale di Londra. Un’eventualità da scongiurare sia per gli elevati costi del procedimento che per l’incertezza dell’esito.

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