Elezioni regionali: Alfano ago della bilancia

Le elezioni regionali di novembre sono dietro l’angolo. Solo il M5S ha individuato il candidato e iniziato il tour elettorale. Centrosinistra e centrodestra sono ancora alle prese con coalizioni, nomi e le solite beghe partitiche.

Capitolo centrosinistra. Nel Partito democratico è partito il corteggiamento serrato nei confronti del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e del suo partito Alternativa Popolare, che in Sicilia potrebbe valere circa il 10%. I colloqui dei giorni scorsi con il  ministro Graziano Delrio e con il coordinatore della segreteria di Renzi, Lorenzo Guerini, fanno ben sperare, tanto da dare quasi per certa la partecipazione di Ap nel alveo del centrosinistra. Si punta al modello Palermo, tutti assieme appassionatamente. L’ Mdp, che senza l’apparentamento con il Pd non avrebbe molte chance di entrare a Palazzo dei Normanni, chiede una candidatura che sia espressione di moralità (vedi Pietro Grasso), in discontinuità con il governo di Rosario Crocetta; per Ap invece, il voto siciliano è puro opportunismo politico. Alfano si schiererà con lo schieramento che offrirà maggiori garanzie per le elezioni nazionali del 2018. Il candidato governatore ancora latita. Si cerca una figura, come quella di Leoluca Orlando, capace di tenere insieme tutte le anime politiche della coalizione. Renzi non ha fatto mistero di voler puntate su una figura civica, il più lontano possibile dalla politica partitica. Nessuno spazio quindi per i vari Faraone o D’ Alìa. Salgono invece le quotazioni del rettore di Palermo, Fabrizio Micari, e quello dell’ eurodeputata Caterina Chinnici, figlia primogenita di Rocco, il magistrato assassinato dalla mafia nel 1983. Intanto resta da sciogliere il nodo Crocetta, che di tirarsi indietro non ne vuole proprio sapere.

Capitolo centrodestra. Sono ore cruciali per Nello Musumeci, che si è assunto il gravoso compito di unire FdI, Lega e partitini di centro. Domani, Silvio Berlusconi incontrerà il coordinatore di Forza Italia per la Sicilia, Gianfranco Miccichè, per valutare ed eventualmente approvare la candidatura di Musumeci. La sua corsa si complicata durante la scorsa settimana, a causa del presunto rifiuto di accogliere Alfano in coalizione, circostanza che Miccichè ha immediatamente stigmatizzato. Il pericolo spaccatura sembrerebbe rientrato: ci sarebbero stati addirittura dei contatti telefonici chiarificatori tra Musumeci e Alfano, facilitati dal lavoro certosino dei pontieri (primi fra tutti Renato Schifani e il capogruppo forzista all’ Ars Marco Falcone). I malumori comunque restano sia perchè la forza elettorale di Ap appare sovradimensionata (massimo il 5% e non il 10), sia per tutte le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i principali esponenti, vedi caso Castiglione-Cara di Mineo, Vicari-Rolex e Cascio condannato per corruzione. Senza contare che gli alfaniani siedono ancora nelle file della giunta Crocetta.

Miccichè nella coalizione larga ci spera ancora: Musumeci resta il favorito per la presidenza perchè considerato l’unico capace di tenere insieme Diventerà Bellissima, Fratelli d’ Italia, Noi con Salvini, Udc, Mpa e Forza Italia. A favore di Musumeci si è espresso anche Stefano Parisi, leader di Energie per l’ Italia. Anche il leader dell’ Udc, Lorenzo Cesa, alle prese con un partito da rinnovare dopo l’addio di Casini e D’ Alia, ha espresso il suo apprezzamento.
Gli unici scettici rimangono i centristi del Cantiere Popolare di Saverio Romano e Totò Cuffaro, che insieme all’ Mpa starebbero pensando ad una lista comune per superare lo scoglio del 5%. I centristi dissidenti avrebbero anche intenzione di proporre un candidato autonomo: il nome è quello dell’ ex rettore di Palermo, Roberto Lagalla, con la benedizione dello stesso Alfano. Forza Italia non sembrerebbe però accettarlo di buon grado perchè considerato un “uomo di Renzi”.

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