“Italia Civile e Popolare” macina a sorpresa consensi in tutta l’isola

Il movimento si chiama “Italia Civile e Popolare”. L’idea di promuoverlo è nata al deputato nazionale, ex Scelta Civica, Mario Caruso, 61 anni, un passato di sindacalista nel patronato Enas, eletto con i voti degli italiani all’estero. Nato in sordina a Militello in Val di Catania, il paese barocco che ha dato i natali oltre che al candidato presidente Nello Musumeci anche a Pippo Baudo, il movimento a sorpresa sta macinando consensi, non solo a Messina, dove ha costruito una piccola roccaforte, ma anche a Catania, Trapani, ad Agrigento.

Ma quale è la formula vincente di questo schieramento trasversale che si riconosce in un centro- liberale e che qualcuno vuole vicino all’ex candidato sindaco di Milano Stefano Parisi? Italia Civile e Popolare raccoglie adesioni a piene mani in ex An, ex Mpa, come Giuseppe Arena e Roberto Commercio a Catania e Eugenio D’Orsi ad Agrigento, e anche in progressisti disillusi? La formula è semplice e accattivante: “Riprendiamoci la Sicilia e il suo destino”. L’ultimo aficionados ad aderire a Messina è Nino Barbera, ex presidente del quartiere a Contesse. Ma simpatia verso il movimento viene mostrata anche da docenti universitari di peso come Giacomo Dugo, responsabile del Dipartimento di chimica degli alimenti dell’Università di Messina, che ha già dato la sua adesione al movimento sovranista di Storace e Alemanno e che viene corteggiato anche dai “Noi con Salvini” di Sicilia, ma dispensa consigli utili al neo-movimento che ha rimesso al centro dei suoi interessi l’Isola, con quattro punti cardinali: il territorio, l’ambiente, l’agroalimentare e il turismo. “Noi – osserva Giacomo Dugosiamo- aperti ai rapporti con il territorio, perché la valorizzazione dello stesso passa dallo sviluppo rurale con il sostegno agli investimenti a favore delle imprese agricole, soprattutto quelle che coltivano le specialità, come le nocciole la cui produzione negli ultimi anni ha subito un crollo verticale. Ma è qui che gioca un ruolo importante l’Università e la ricerca scientifica: olivicoltura e viticoltura da sempre hanno rappresentato il nostro biglietto da visita in Italia e nel mondo: trasferire conoscenza e sapere aiuta e incentiva anche lo sviluppo economico”.

In questa direzione il recupero dei borghi antichi, dei prodotti della bio-diversità, la difesa dell’ambiente e l’innovazione nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti, sono i progetti nei quali si intendono coinvolgere tutte le Università dell’Isola, con l’intento non solo di bloccare la fuga cervelli, ma anche quello di fare rientrare dall’estero i tanti intellettuali costretti ad emigrare per mancanza di lavoro. E proprio questa nuova progettualità, sollecitata anche da tanti connazionali all’estero, soprattutto in Germania, è diventata l’elemento di novità del movimento portato avanti da Mario Caruso, che ora allarga le sue radici in tutte le comunità italiane all’estero, dove i siciliani sono spesso una risorsa spesso dimenticata dallo Stato. “Il nostro movimento-spiega Gaetano Duca- ex assessore
provinciale di Messina- mira a presentare un candidato alla Regione per ogni singola provincia. Ma è chiaro che per le stesse connotazioni che lo distinguono
si tratta di un banco di prova, in vista delle prossime elezioni nazionali”. E proprio questo recupero delle radici e delle tradizioni, a partire dai piccoli comuni montani e collinari, l’elemento clou che sta avvicinando persone di diversa  estrazione al movimento di Caruso.

I tasti sono quelli del recupero urbano, la ristrutturazione dei borghi anzichè nuove colate di cemento, il turismo enogastronomico di qualità, correlato alle produzioni locali. “Occorre abbandonare le logiche della vecchia politica- dice ancora Gaetano Duca, che è stato prima nell’Mpa e poi in Articolo 4 di Lino Leanza-, logiche di spartizione che hanno disperso risorse economiche in mille rivoli, senza dare la prospettiva di un futuro alla nuove generazioni alle quali dobbiamo e possiamo dare la possibilità di vivere e lavorare nella nostra terra”.

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