Ruggeri incanta Lipari con musica e parole. La nostra intervista esclusiva

LIPARI. L’evento più atteso dell’annuale festa di San Bartolomeo a Lipari, quest’anno, è stato il concerto di Enrico Ruggeri con il suo primo gruppo, i Decibel, la sera del 21 Agosto.

Enrico Ruggeri è un professionista che dopo quarant’anni di carriera e oltre duemila concerti (tanto per dare un’idea, il solo tour estivo di quest’anno prevede una quarantina di date) tiene un attento e meticoloso soundcheck prima di ogni esibizione per prendere confidenza col palco, l’acustica e l’atmosfera. Al termine della sessione di prova sul palco montato in Piazza Marina Corta si concede per qualche foto coi fans e accetta di rispondere ad alcune nostre domande.

“La prima domanda è: qual è la domanda a cui dopo quarant’anni ti sei stancato di rispondere nelle interviste? Dimmela, così non te la faccio.”

“Ma no, ormai vanno a giro, non ce n’è una precisa. Ce n’è un po’…”

“Cercherò di non fartene nessuna allora”.

La carriera di Enrico Ruggeri è caratterizzata da una continua ricerca e sperimentazione non solo nella musica ma anche in altre forme di arte e spettacolo. Teme prima di tutto la noia e la ripetitività, e noi cerchiamo di accontentarlo. I suoi rapporti con la stampa sono burrascosi da tempo immemore, e sembra apprezzare il nostro tentativo di non tediarlo.

(Miriam Ziino Photographer)

“Seconda domanda: c’è un pezzo in cui credevi molto ma che secondo te non è stato capito dal pubblico?”

“Rock Show”, risponde senza esitazioni.

Rock show è il brano che dà il titolo all’album del 2008 in cui Ruggeri, compiuti cinquant’anni, fa un primo bilancio della sua vita di cantante, riflettendo sulle emozioni che regala ma anche sulle privazioni a cui costringe. Lo scorso Giugno di anni ne ha compiuti sessanta e ha intrapreso questa nuova esperienza, che tanto nuova non è: tornare a suonare con gli amici del primo gruppo, pubblicare con loro un nuovo album e organizzare con loro una tournée che dura ormai da Marzo, prima nei locali e d’estate nelle piazze. Idealmente è una rivendicazione del “rock show” della sua vita: lo racconterà poi sul palco introducendo Fulvio Muzio e Silvio Capeccia, il primo conosciuto sui banchi del liceo e il secondo nelle cantine in cui si andava a suonare usando i cartoni delle uova come isolante acustico. Si riconoscono nella loro voglia di distinguersi dall’omologazione culturale seguita al ’68. Si innamorano della musica sperimentale proveniente principalmente dall’Inghilterra che porterà poi alla rivoluzione punk di cui sono orgogliosi di essere stati i primi interpreti in Italia. “Non volevamo essere i migliori, volevamo essere unici: fare qualcosa di completamente diverso dagli altri”, dice. Ci sono riusciti.

“Domanda contraria alla precedente: il pezzo su cui non contavi molto, che pensavi debole e che invece ti ha stupito per il successo che ha avuto”

“Diciamo che Il Mare d’Inverno non pensavo che… ma sai perché? Ero un ragazzino, non ero abituato al successo…”

“Pensavi fosse più debole? “

“Si”

In effetti “Il Mare d’Inverno” è stata scritta nei primi anni 80 da un Ruggeri inesperto sul mondo della musica e ancora non del tutto consapevole delle proprie capacità come autore. Fu Ivano Fossati ad intuire l’enorme potenziale del brano e volerlo produrre. Portato poi al successo da Loredana Bertè, è stato il primo di tanti brani scritti per altri interpreti che Ruggeri ama sempre cantare sul palco nella propria versione.

(Miriam Ziino Photographer)

“Tour coi Decibel: sonorità rinnovate che però strizzano l’occhio al Punk e alla New Wave di una volta. Punk is not dead?”

“No, assolutamente no. Anche perchè credo sia l’unica soluzione, anche al di là del punk, salire sul palco e smetterla con le sequenze, i groove di batteria, il filtro, il computer, i suoni virtuali. Credo sia questa l’unica soluzione”

La risposta anticipa quello che accade sul palco poche ore dopo: un concerto rock d’altri tempi. Chitarre, basso, batteria, set di tastiere, e quell’hammond suonato magistralmente da Silvio Capeccia che rimanda indietro alle atmosfere dei  club londinesi. Club in cui si suonava per gridare quello che si aveva dentro, con tutta la rabbia dei vent’anni. La rabbia di allora la trasmettono bene due elementi calabresi della band: Fortunato Sacca e Alex Polifrone, rispettivamente basso e batteria, potenti e maestosi, che fanno saltare a ritmo tutti i turisti dell’isola (e – si dice – anche qualcuno sulla vicina Vulcano).

“Ultima domanda: dai concerti punk con pugni e corna al cielo  a fare la stessa cosa avendo davanti una selva di telefonini cambia qualcosa?”

“Cambia, certo, è cambiato il mondo, sono passati 40 anni. E’ un modo di ricordare. Certo è discutibile: io me lo vorrei godere il concerto…”

Anche questo è un concetto che svilupperà meglio sul palco, tra una canzone e l’altra, dispensando al pubblico un prezioso consiglio:

“Non vi dico di non andare a vedere concerti con sequenze elettroniche, suoni virtuali, computer… perché altrimenti potreste venire solo qui. Ma almeno non andate a vedere concerti in cui il cantante ha il gobbo elettronico su cui legge le parole delle sue canzoni, che voi sapete a memoria e lui no. Se non ci crede lui, perché dovreste crederci voi?”

Si toglie qualche sassolino dalla scarpa, Ruggeri. D’altronde questa reunion  e questo tour sono un piacere personale, un regalo a se stesso e ai fans. Un progetto nato dopo un Sanremo più che soddisfacente e un tour sold out. Ha avuto il coraggio di fare quello che avrebbe voluto da anni, senza sapere se commercialmente non avrebbe pagato, e sostanzialmente senza curarsene troppo. Stile punk anche in questo. Al momento dei bis, nell’introduzione di Contessa, uno dei suoi pezzi storici,  fa il verso all’onnipresente spot della tim facendo notare ironicamente (o meglio, satiricamente) come la musica su cui si muove il ballerino sia decisamente troppo simile. Un altro in cerca di visibilità griderebbe al plagio: Ruggeri si compiace di essere arrivato con quarant’anni di anticipo, e che la musica dei Decibel (quella di Contessa l’ha scritta Fulvio Muzio) sia evidentemente ancora attuale.

Prima di salutarci, ci regala un’ultima riflessione su cosa ha visto cambiare nei concerti:

“Non puoi più fare gli inediti: una volta nelle tournee d’estate facevi dei pezzi che poi avresti messo nel disco, adesso non lo puoi più fare.”

La soluzione-Ruggeri è quella di sorprendere il pubblico con pezzi che inediti non sono, ma sono così datati da risultare quasi a tutti sconosciuti. Chi volesse sentire della musica “nuova” in Sicilia, può andare il 26 Agosto a Partanna e il 3 Settembre a Licodia Eubea. Garantiscono i Decibel: da 40 anni, la musica del futuro.

(Miriam Ziino Photographer)
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