L’Editoriale – Addio alla Sicilia che soffoca

Nell’ultimo rapporto Svimez è scritta una previsione drammatica, della quale gli effetti inesorabili sono già in corso: la Sicilia passerà nei prossimi decenni da 5,1 milioni di abitanti a 3,9. In pratica si svuoterà. La ragione è molto semplice: su duecentomila stipendi che la Regione paga ogni mese, altri 950mila siciliani “soffrono”, non trovano opportunità di lavoro e come prospettiva hanno solo quella di abbandonare l’Isola. Come negli Anni Venti. Come negli Sessanta.

Gli effetti sono cominciati con la grande crisi cominciata nel 2008. Hanno chiuso  53mila imprese e si è registrata la perdita costante di duecentomila posti di lavoro. L’unico settore che non è stato finora intaccato dalla crisi è la pubblica amministrazione: a parte qualche protesta dei dipendenti delle ex province, finora lo stipendio, attraverso la raccolta di 25 miliardi di euro di tasse, è stato comunque garantito.

In questo clima, la Sicilia ora torna al voto. E se Nello Musumeci, di solito accorto nelle dichiarazioni, dice subito che il male oscuro da combattere “è la burocrazia”, dall’altra parte della barricata, è in piena campagna elettorale il governatore in carica, Rosario Crocetta. Che dopo avere dichiarato che i conti della Sicilia sono stati finalmente “risanati”, che il Pil torna a crescere e che il suo percorso non può essere interrotto dal Pd “parricida”, comunica che se il partito sposa altri candidati, come è già successo con la scelta del rettore di Palermo Fabrizio Micari, è meglio che gli assessori in quota Renziana si dimettano subito. In pratica, la Regione sta andando al voto con la crisi di governo in corso.

Nell’ultima tornata elettorale andarono al voto il 46% dei siciliani e il presidente in carica, Rosario Crocetta, di questa minoranza, ottenne il 13% dei voti. In pratica il primo partito della Sicilia, gli astensionisti, non va coerentemente a votare. Di questo si è accorto il professore Gaetano Armao, che ha incantato Berlusconi con la sua previsione di portare alle urne, gli “Indignados” siciliani. Ma gli stessi, ammesso che decidessero di votare, chi trovano? Centrodestra e centrosinistra spaccati in due e in tre. Grillini in corsa solitaria e il Centro, quello che vagheggiano Alfano e D’Alia, che è ufficialmente sparito dalla geografia politica, annegato nelle nebbie del partito del territorio, la cui bussola è un contenitore che va dal Pd a Salvatore Cardinale, gli ex Crocettiani. Pure turandosi il naso, in queste condizioni, si rischia di soffocare.

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